"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

sabato 31 maggio 2008

Bernardo: ora un asilo porterà il suo nome

Si chiamerà Orsetto Bernardo il nido d'infanzia di Avezzano. La decisione di intitolare la struttura all'orso simbolo del Parco, ucciso col veleno nel mese di settembre, è stata presa ieri pomeriggio dal consiglio comunale.
La proposta è stata avanzata da Alfredo Iacone, presidente della commissione ambiente, nel corso dell'esame del nuovo regolamento per la gestione della struttura di via Trento. L'assemblea l'ha approvata quasi all'unanimità. Una delibera che dimostra la sensibilità del consiglio verso una specie che rischia l'estinzione. Non solo, si vuole educare i bambini, fin dalla tenera età, ad amare e rispettare gli animali. L'estinzione dell'orso, come di qualsiasi altro animale, altererebbe l'equilibrio naturale. Con gravi conseguenze per il genere umano.
«L'esperto di pedagogia che ci ha assistito nel redigere il regolamento», ha spiegato il presidente della commissione ambiente, «ha osservato che un asilo non può avere il nome di un personaggio della storia o della politica, ma una denominazione vicina alla psicologia dei bambini. Abbiamo pensato subito a Bernardo. Sono felice», ha proseguito Iacone, «che la mia proposta, a nome della commissione, sia stata accolta dal consiglio. Una decisione che fa onore all'intera assemblea».

Per fortuna ora l'asilo di Avezzano ha un nome...l'assassino di Bernardo non ancora.
Spero in che questo asilo, proprio in nome di una delle vittime dell'arroganza umana, si insegnerà ai futuri uomini il rispetto per tutti gli esseri viventi e per il mondo che li circonda, affinché tutto ciò non accada di nuovo...

"Il nome non ha importanza, quello che conta sono le orme dell'uomo lasciate al suo passaggio."
Ernesto Che Guevara

martedì 20 maggio 2008

Dove il miele è veramente "buono": l'Apicoltura Raggi di Sole

La presenza dell'orso è una risorsa o una sventura?
E' questa la domanda che la maggior parte di noi di solito si pone leggendo i giornali o guardando i servizi ai tg. Allevatori infuriati contro gli orsi, plantigradi avvelenati a causa di risentimenti verso il parco, pecore sbranate, gente chiusa in casa per il terrore. Questo è lo scenario che ormai da qualche tempo i media ci mostrano quando si parla di orsi. Ma c'è chi va controcorrente.
E' il caso di Franco Troiani, apicultore di Pescina, che pur ritrovandosi con molte arnie distrutte proprio a causa di un orso, non ha fatto che sorridere e compiacersi di quella visita: si perchè il signor Franco ha avuto una conferma, quella che l'orso marsicano è ancora presente nel nostro territorio e che si può fare ancora qualcosa per proteggerli. E chi ama gli orsi come lui non può che esserne felice.
Un'imprenditore legato al suo territorio il signor Troiani e che ha capito che la vera ricchezza sta nel mantenere inalterate le caratteristiche e nel tutelare i tesori delle nostre montagne.
L'azienda Raggi di Sole, del signor Franco si trova a Pescina (AQ), paese a me molto caro dato che le mie radici affondano proprio lì, fra il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello regionale del Sirente Velino. La lunga tradizione, gli apiari stanziali di alta montagna e l'apicoltura biologica permettono a questa azienda di produrre miele di alta qualità (vincitore tra l'altro di numerosi premi), pappa reale, propoli, polline, prodotti per la cosmesi, candele profumate e tanti altri prodotti.
Per chi poi è particolarmente curioso, l'azienda Raggi di Sole permette anche di visitare gli apiari e gli stabilimenti durante le fasi di estrazione del miele.

A me è venuta tanta voglia di assaggiare un pò di miele...e a voi?

Per contatti:
Tel 0863/842237 - 0339/7566155

Un orso fa scorpacciata di miele col benestare dell'apicultore

È piombato tra gli alveari di notte e con tutta tranquillità ha cenato con uno dei suoi piatti preferiti: circa 5 quintali di miele misto a cera e, ovviamente, a svariate migliaia di api. Una vera e propria scorpacciata per l'orso che, nella notte tra sabato e domenica, ha fatto visita all'azienda apistica Raggio di sole di Pescina, impresa che possiede numerosi alveari nel territorio del Comune di Gioia dei Marsi, a ridosso del Parco nazionale d'Abruzzo.
Un danno notevole per l'azienda, ma Franco Troiani non sembra affatto contrariato dalla visita dell'orso ai suoi alveari. Anzi. «Sembrerà un paradosso» racconta l'apicoltore «ma sono contento di quanto è accaduto perché è un segno tangibile della presenza del plantigrado sul nostro territorio». L'altra mattina, infatti, quando l'imprenditore è andato a denunciare il «misfatto» dell'orso goloso a Forestale e Guardia parco lo ha fatto col sorriso sulle labbra.
«È venuto a trovarmi un orso», ho detto e i miei interlocutori si sono meravigliati molto del tono che ho usato. Mi hanno rivelato che ero la prima persona a denunciare un fatto poco gradevole con aria "compiaciuta". I danni, del resto, mi verranno risarciti interamente dal Parco», puntualizza, «anche se le mie arnie si trovano a una ventina di metri fuori dal confine dell'area protetta. Ma che cosa è qualche quintale di miele in confronto al problema della sopravvivenza di questo mammifero?».
In effetti Franco Troiani, 34 anni, di Pescina, ha sempre avuto una grande passione per i plantigradi. «Quando ero un ragazzino ho partecipato a molti progetti del Parco riguardanti il monitoraggio degli orsi sul territorio dell'area protetta. Ho passato tante notti con gli occhi spalancati per avvistare qualche esemplare. E devo dire che la mia insonnia è stata più volte ripagata con l'avvistamento di tanti bellissimi esemplari di orso marsicano. Peccato che ne siano rimasti pochi». E proprio uno di loro ha voluto fare visita alla pluripremiata azienda apistica marsicana.
L'orso ha praticamente distrutto 5 "casette" su 70, scegliendo le più grandi e, con una tecnica ben precisa si è deliziato il palato con circa 5 quintali di miele. «Non tutti sanno che l'orso marsicano, oltre che del miele, è ghiotto di api perché contengono una proteina utile a mantenere sana la folta pelliccia», spiega l'imprenditore, «il raid, inoltre, è stato messo a segno con una tecnica ben precisa per non essere attaccato e punto dalle api. Ogni arnia prima di essere "ripulita" è stata allontanata dalle altre una ventina di metri. Distanza utile per non mettere in allarme gli altri insetti».
Sul luogo del "furto" la firma dell'autore: tra le "casette" di legno fatte a pezzi, infatti, appare una possente orma dell'orso rimasta impressa tra residui di miele e cera proprio su un'arnia. «Ho voluto raccontare questo episodio», tiene a precisare Troiani, «non per evidenziare il danno subìto, ma per testimoniare che, fortunatamente, l'orso marsicano è presente sul territorio. Un patrimonio che però va salguardato con ogni mezzo per non correre il rischio di far estinguere il simbolo della Marsica».

Articolo di Yvonne Frisaldi
Fonte: Il Centro

Esempio tangibile di come all'interno di un'area protetta l'uomo possa convivere in armonia con gli animali selvatici, senza ricorrere a fucili e tagliole. Franco Troiani dovrebbe essere un esempio per tutti coloro che ancora oggi reputano l'orso una potenziale minaccia per le attività e gli insediamenti umani.

Condividere il nostro territorio con l'orso è ancora possibile, basta solo volerlo.

E Franco c'è riuscito.

sabato 17 maggio 2008

WWF: convivere con l'orso bruno è possibile

La convivenza tra uomo e orso bruno è possibile anche se c’e’ ancora molto lavoro da fare e incontri come questi sono uno strumento importate per il confronto.
Sta all’uomo attuare tutte le misure necessarie per fare in modo che questa convivenza abbia successo. Prevenzione innanzi tutto: recinti elettrificati, ricoveri notturni del bestiame, cani da guardia per le greggi, bidoni della spazzatura a prova di orso e rimborsi tempestivi dei danni uniti a un’opera di sensibilizzazione della popolazione, si stanno dimostrando validi strumenti per facilitare la convivenza tra uomo e orso. Questo in sintesi è il messaggio del convegno “Convivere con l’orso: problematiche ed esperienze europee” organizzato a Prato allo Stelvio (BZ) dal WWF Italia col patrocinio della Provincia Autonoma di Bolzano, del Parco Nazionale dello Stelvio, del Ministero dell’Ambiente e di Dachverband Sudtirol a cui hanno partecipato esperti provenienti da tutta Europa. “Esistono misure di prevenzione e di riparazione del danno che, se adottate, limitano in maniera radicale i conflitti tra uomo e orso” afferma Mauro Belardi del Programma Alpi del WWF Italia, che prosegue: “Le popolazioni alpine, disabituate da molto tempo alla presenza di grandi predatori, hanno dimenticato le precauzioni che un tempo venivano usate. Lo scambio di esperienze europee che si è avuto oggi ha mostrato che tutti questi accorgimenti, se adattati alla situazione locale e portati con l’aiuto di esperti, funzionano”. Occorre portare avanti e implementare accordi ad ampio raggio di carattere nazionale che coinvolgano istituzioni locali, ambientalisti, allevatori, apicoltori, cacciatori e operatori turistici, come i due importantissimi strumenti quali il PACOBACE (il piano promosso dal Ministero dell’Ambiente e coordinato dalla Provincia autonoma di Trento in collaborazione con tutte le istituzioni locali coinvolte per una tutela integrata dell’orso bruno alpino)e il PATOM (il piano che si occupa in maniera specifica dell’orso bruno marsicano sull’Appennino centrale) e politiche e legislazioni comuni europee e panalpine che devono essere ricercate tra i diversi governi. Il WWF Italia proseguira’ ha ascoltato con molto interesse le istanze portate oggi dagli allevatori e agricoltori e si impegnera’ ancor di piu’ per il futuro per favorire un dialogo con queste categorie e proporre misure efficaci per migliorare la convivenza con l’orso.

Fonte: IMGPress.it

giovedì 15 maggio 2008

Forestale aggredito da mamma orsa?!?!?!? Sbatti l'orso in prima pagina

Fuori dall'edicola: "FORESTALE FUGGE DA ORSA INFEROCITA"
Prima pagina: " FORESTALE AGGREDITO DA MAMMA ORSA"
Articolo: "PAURA A GIUSTINO: FORESTALE MINACCIATO DALL'ORSA"


tutto ciò pubblicato sul Trentino di oggi (15/05/2008)... chissà cosa è successo vi chiederete voi!

Ve lo spiego. Il giornalista dice che il forestale (che non ha voluto dire niente in proposito) si è trovato tra i piccoli e mamma orsa e questa si è alzata contro di lui (alzata?!?! bhè.. innanzitutto l'orso non si alza per aggredire, si alza per controllare e vedere meglio, quando l'orso aggredisce piega la testa e inarca la schiena per sembrare più grosso.. ma vabbè).
Il forestale giustamente si è spaventato e il suo fido cagnolino ha iniziato a ringhiare e a tenere buona l'orsa.
Morale della favola il forestale è riuscito a entrare in auto e mettersi al sicuro.

Segue poi un stucchevole anedotto di un pescatore che, mentre stava pescando in val di Genova si è sentito osservato, si è girato e c'era l'orso che lo guardava, nemmeno il tempo di spaventarsi e l'orso se n'era già andato.
Seguendo la logica perversa dei più l'orso avrebbe anche potuto aggredirlo e invece no, che strano vero? Se n'è andato per i fatti suoi tranquillo... strano che non abbiano pubblicato un articolo del tipo: "ORSO AGGREDISCE ALLE SPALLE UN PESCATORE IGNARO".

Ma mi sfugge qualcosa...AGGRESSIONE DOVE???????? Semplicemente l'orsa ha temuto per i suoi piccolo, la cosa che l'ha innervosita sicuramente è stato il cane (non li ama molto), ma lei che ha fatto? Ha avvisato verbalmente e con i gesti il forestale e lo ha lasciato andare non vedendo pericolo in lui.

Ma ora mi dico io come si fa a creare allarmismo a questo modo? Ma scherziamo.. questo è TERRORISMO giornalistico atto solo a creare panico e ancora più odio verso gli orsi perchè ci scommetto che la maggior parte della gente manco s'è messa a leggere l'articolo.. si è fermata al TITOLONE (cosa che ha fatto mia madre e altra gente che conosco).

Dove diamine andremo a finire?!?!

Tratto dal Forum di Misty

(Misty sei una grande!)

Per correttezza riporto l'articolo originale tratto da "Il Trentino" in cui, noterete, c'è abbastanza discrepanza fra i titoli sensazionalistici e il reale contenuto del pezzo giornalistico:

A TU PER TU NEL BOSCO
PAURA A GIUSTINO: FORESTALE MINACCIATO DALL'ORSA
Andrea Sergio Rodigari difeso dal propria cane: s'era trovato tra mamma e i cuccioli

di Giuseppe Ciaghi

Giustino. Faccia a faccia con l'orsa, che dopo averlo visto si alza in piedi, in atteggiamento minaccioso e d'attacco: davvero una brutta avventura, quella capitata a Andrea Sergio Rodigari, custode forestale del consorzio boschivo Alta Rendena, conclusasi fortunatamente senza danni. Anche perchè Rodigari è stato "difeso" dal suo cane Pan, un piccolo ma coraggioso bordier collie.


E’ successo l’altro ieri mattina, quando Rodigari si è venuto a trovare per caso tra l’orsa e i suoi piccoli. SI trovava sopra Giustino nei pressi del maso Prantìc, tra Mazàna a a Valstòn, occupato a individuare una traccia per il passaggio di un pescante con cui trasportare a valle il legname. Improvvisamente vede tre orsacchiotti dirigersi verso il mùnt (così quassù chiamano i masi di montagna destinati all’alpeggio) di Roberto Masè.
Lo chiama al telefono pensando che vi si trovasse dentro, per avvertirlo della loro presenza. Il Masè gli risponde dal suo hotel, il Crozzon di Madonna di Campiglio. “ho vissuto in diretta al telefonino un momento drammatico – dice l’albergatore – ho sentito un urlo disperato, poi dopo qualche attimo Sergio mi ha detto di essersi venuto a trovare tra i piccoli e l’orsa e che questa si era alzata contro di lui. Spaventatissimo, aiutato a difendersi da suo cane, un bordier collie di nome Pan, era riuscito a retrocedere pian piano fino all’automobile, distante una decina di metri, e a mettersi al sicuro”. Sull’argomento Sergio Rodigari, cui ci siamo rivolti, non vuole dire niente. È un uomo che vuole bene alla natura e non vorrebbe creare problemi e pregiudizi. Nonostante la paura, lui all’orso vuole bene.

Roberto Masè invece informa che anche ieri notte l’orsa s’è intrattenuta intorno al suo mùnt. Ha visitato il pollaio e ha banchettato a base di salmerini (una trentina) che alleva nelle vasche vicino alla casa.

Che l’orso assalga l’uomo è capitato rarissime volte, preferisce tenersene lontano. Se lo incontra cambia strada. Come è capitato anche l’altra sera a Luca Maffei, che stava pescando all’imbocco della val Genova. Luca avverte una presenza alle sue spalle: si gira e vede l’orso che lo guarda. Lo fissa negli occhi e quello si gira e s’addentra nel bosco. Nemmeno il tempo di prendere paura. Gli unici casi di pericolo vero è quando ci si imbatte nell’orsa con i piccoli.

Guido castelli nel suo trattato sull’orso bruno (1936), un classico che illustra la presenza dell’orso bruno in Trentino e le sue catture, ci fa sapere che l’unico pericolo serio corso in Giudicarie da un cacciatore per l’orso avvenne a Montagne nell’agosto del 1920. Alessandro Giovanella “Lamèt” aveva catturato alle Valène, sul monte aAmola, un piccolo orso e lo aveva portato nella sua stalla.
La madre venne a riprenderselo in paese. E il cacciatore davanti alla bestia infuriata se la cavò per puro miracolo.

Gli orsi polari sono finalmente una specie protetta

Gli orsi polari sono ufficialmente una specie protetta, secondo il governo di Washington, che cita esplicitamente gli effetti dell'effetto serra sulla calotta polare artica. E' una vittoria per gli ambientalisti che da tempo attendevano una decisione a tutela degli orsi. Il parere del dipartimento del Territorio ha potenzialmente ricadute enormi sulla salvaguardia del patrimonio naturale e faunistico dell'Alaska e del litorale del mar Artico. Ma la terminologia utilizzata dal ministro repubblicano Dirk Kempthorne lascia spazio a qualche dubbio.
Kempthorne dice a chiare lettere che proteggere gli orsi polari non significa "avere un impatto diretto sui cambiamenti climatici" e non può essere un intervento "contro lo scioglimento dei ghiacciai". Come a dire che la tutela degli orsi non bloccherà i progetti in atto di sfruttamento energetico dell'Artico, ciò che invece auspicavano Greenpeace e i movimenti ambientalisti.
La decisione, continua il ministro, "consentirà di proseguire con lo sviluppo delle risorse naturali nella regione artica, purchè si rispetti l'ambiente".
In gioco ci sono, in particolare, i progetti di esplorazione petrolifera del sottosuolo dell'Alaska e le piattaforme offshore al largo del mar Artico, per le quali il governo americano ha già dato concessioni milionarie alle compagnie petrolifere.
Il dipartimento del territorio ha infatti dichiarato gli orsi polari 'specie protetta', inserendoli nella lista degli animali che godono dell'Endangered Species Act del 1973. La legge ha tuttavia creato due categorie di specie da tutelare: quella degli "endangered", ossia delle specie a rischio di estinzione, che godono di maggiori tutele e quella, appunto, dei 'threatened', specie protette, che non prevede interventi strutturali sull'habitat delle specie ma comunque impone sanzioni severe contro chi violi la legge.
Dopo questa attesa presa di posizione da parte dell'amministrazione Bush, gli ambientalisti esultano ma mantengono la cautela, in attesa dei dettagli della questione.
Non gioiscono invece coloro che hanno interessi economici sull'Artico. Temono infatti che, per effetto dell' Endangered Species Act, le concessioni per le trivellazioni possano in futuro essere più difficili, con limitazioni alla quantità di petrolio estratto.
L'effetto potrebbe essere quello di un ulteriore rincaro dei prezzo del greggio. Uno studio condotto da Kevin Hassett, esperto dell'American Enterprise Institute, uno dei più influenti think tank conservatori di Washington, dice che a causa delle tutele degli orsi, il prezzo del greggio potrebbe volare addirittura oltre i 200 dollari al barile.
Ma sinora non esistono prove del fatto che l'Amministrazione americana possa impedire alle compagnie di esplorare le acque o estrarre petrolio. Anche perché in base alla legge l'amministrazione ha il compito di vigilare sulla tutela sanzionando le violazioni una volta effettuate ma non è chiaro se e come debba prevenirle.
Kempthorne ha già detto di aver pubblicato un regolamento che definisce lo scopo e l'impatto della decisione, per far in modo che l'Endangered Species Act "non venga forzato applicando politiche contro l'effetto serra", che vanno al di là del raggio d'azione del provvedimento.
Non mancano le prime critiche al governo: " bisogna vedere come funziona l'Endangered Species Act, perchè potrebbe provocare danni economici senza neanche proteggere gli orsi", commenta l'Heritage Foundation, un think tank ultraconservatore, che conclude dicendo che inserire l'orso polare tra le specie in via d'estinzione significa far più danno che altro.

Fonte: corriere.it

L'orsa di Lecce non è morta avvelenata

L'orsa trovata morta la scorsa settimana nel comune di Lecce dei Marsi non è stata avvelenata. Lo ha dichiarato Enzo Caporale direttore dell'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise. Tutti gli esami effettuati sul corpo sono stati negativi «tranne rare tracce di un insetticida molto usato nella zona, ma assolutamente nella norma, e non letale», ha confermato Caporale.

mercoledì 14 maggio 2008

17 - 18 maggio, Prato Stelvio (BZ) - Convegno WWF "Convivere con l'orso"

La convivenza con l'orso bruno è possibile. Amministratori locali, allevatori, gestori di aree protette e biologi provenienti da tutta Europa riuniti dal WWF Italia ne discutono in un convegno nel Parco Nazionale dello Stelvio sabato 17. Il 18 i lavori proseguono con una visita guidata in Val Monastero a verificare sul campo i progetti già in atto.
Scopo del convegno internazionale, organizzato dal WWF - Programma europeo Alpi è mettere a disposizione degli operatori socio-economici che vivono nei territori di neocolonizzazione dell’orso bruno le esperienze di chi si è trovato recentemente ad affrontare situazioni simili e ha sperimentato le tecniche disponibili per ridurre i danni al patrimonio agricolo e zootecnico e non indurre nei plantigradi comportamenti problematici. Il convegno si svolgerà in Val Venosta, uno dei territori frequentati negli ultimi anni da orsi che dal Trentino si sono spostati fino in Svizzera, Austria o Germania, in cui le problematiche di accettazione della specie non sono ancora risolte. Il convegno è organizzato dal WWF Italia in partnership con la Provincia Autonoma di Bolzano, il Ministero dell'Ambiente , Dachverband fur natur - Sudtirol , Parco Nazionale dello Stelvio

lunedì 12 maggio 2008

L'orsa di Lecce dei Marsi: esposta come monito per le nuove generazioni

Stamattina il Corpo Forestale dello Stato, coordinato dal vice questore Luciano Sammarone, ha ripreso la perlustrazione del territorio dove venerdi mattina e' stata ritrovata l'orsa morta.
Le ricerche effettuate ieri hanno dato esito negativo, e questo scongiura, fino ad ora, l'eventualita' che possano essere rimasti uccisi altri animali.
L'area in cui oggi si concentreranno le ricerche e' 'Colle dei merli', sempre adiacente a quelle gia' battute.
Nella giornata di ieri, in occasione della giornata nazionale 'Voler bene all'Italia', si sono recati sul posto i vertici di Legambiente, con il rappresentante regionale, Angelo Di Metteo e quello nazionale, per le aree protette e territorio, Antonio Nicoletti.
Intanto l'amministrazione comunale di Lecce nei Marsi, tramite il vice sindaco, Enzo Perrotta, ha avanzato l'ipotesi che l'orsa, al termine delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Avezzano, possa essere donata al fine di esporla in una sala da allestire appositamente.
«Si tratterebbe di una iniziativa - ha affermato Perrotta - tesa a sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche della protezione ambientale».

Mah, penso che sarebbe solo l'ennesimo orso impagliato...
Non servono queste iniziative per sensibilizzare i giovani, a parere mio abbastanza sensibili alla causa ambientale. Qui le iniziative da intraprendere sono ben altre e la prima sarebbe quella di separare chi vuole veramente il bene degli orsi da chi invece vede nell'orso solo un modo come un altro per gonfiarsi le tasche. Non voglio un pellegrinaggio al cadavere di un'orsa, ma la consapevolezza che un domani potrò portare al Parco Nazionale mio figlio e dirgli che gli orsi sono ancora fra di noi, vivi e vegeti.

Gemma avvistata con due cuccioli a Scanno

L'orsa Gemma, nota per le sue visite nel centro abitato di Scanno, e' stata avvistata in compagnia di due cuccioli, la sua prole, dopo l'accoppiamento avvenuto nel maggio del 2007. A fare la scoperta, nei pressi della diga di San Domenico, un gruppo di 60 turisti a bordo di un pullman diretto a Roma. Immediatamente allertati si sono recati sul posto gli agenti del Corpo forestale dello Stato. La notizia rincuora il mondo ambientalista e tutti coloro che si prodigano per la tutela della natura, soprattutto in relazione alla tragedia dell'orsa trovata morta a Lecce nei Marsi. L'orsa, non dotata di radiocollare satellitare, e' seguita a vista negli spostamenti dagli esperti della forestale.

domenica 11 maggio 2008

Avvistato orso in Valtellina

L'orso JJ5 torna a visitare le montagne della Valtellina. Nei giorni scorsi sono state trovate le sue impronte sulle montagne che sovrastano Sondrio. Mentre diversi contadini hanno segnalato piccoli danni provocati, con tutta probabilità, dall'animale.
Sopra il paese di Sernio, a Biolo, è stata trovata un'impronta d'orso. Probabilmente si tratta del famoso JJ5, già avvistato in Valcamonica nel maggio scorso e sul Mortirolo qualche settimana fa.
Da qualche giorno le Guardie Forestali stanno cercando di avvistarlo. Ma l'animale, con tutta probabilità, preferisce agire di notte. La sua presenza però è data per certa anche a causa delle numerose tracce che lascia sul percorso: pecore ferite, apiari mangiati e peli dell'animale stesso.
Da un certo punto di vista la presenza dell'animale portebbe essere positiva. La Provincia di Sondrio, infatti, ritiene che la presenza del mammifero indichi un ambiente con un buon grado di naturalità.
Ad ogni modo, per tranquillizzare la popolazione di questa zona, è importante rilevare che finora JJ5 è rimasto lontano dagli insediamenti umani, e che non è aggressivo, salvo nei casi in cui venga provocato.

Orsa morta, Legambiente: fermare strage

'Una strage che va fermata. Il ministero dell'Ambiente intervenga e gli enti locali facciano la loro parte''. Lo afferma il responsabile aree protette e territorio di Legambiente, Antonio Nicoletti, in merito al ritrovamento di un orso morto nell'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise dove furono ritrovati morti altri tre esemplari nel settembre scorso. ''E' preoccupante - aggiunge Nicoletti - che dopo i gravi episodi di settembre sia stato fatto ancora troppo poco per impedire la strage di orsi. Ora ci auguriamo che l'esemplare femmina trovato morto oggi non abbia lasciato cuccioli ancora bisognosi di cure ma soprattutto che le istituzioni, a partire dal Ministero dell'Ambiente, intervengano quanto prima per mettere fine a questa insensata mattanza''. ''Gli enti locali, a partire dalla Regione Abruzzo - prosegue Nicoletti - devono fare la loro parte intensificando la vigilanza del territorio perche' la carenza di controlli permette troppo spesso a persone senza scrupoli di agire indisturbate. L'Orso bruno marsicano - conclude Nicoletti - costituisce uno straordinario simbolo di quanto ancora resta integro degli ambienti appenninici centrali e difenderlo significa anche non vanificare gli sforzi fatti fino ad oggi per la conservazione di questa importante specie''.

Tassi: strage degli orsi, metafora della stupidità umana

L'ennesima notizia di un Orso marsicano rinvenuto morto nella zona del Parco d'Abruzzo non coglie di sorpresa il Gruppo Orso, ma lo raggiunge alla Festa della Primavera di Roma, dove sono in corso seminari e colloqui anche su questo tema, e suscita in tutti i partecipanti allarme e scalpore. Il copione è sempre lo stesso: prima la tegola della notizia drammatica, poi la convinzione (o speranza?) che si tratti di decesso per cause naturali, quindi ridda di ipotesi come veleni o bracconaggio, infine la sequela di proclami indignati e inorriditi.
È già molto che questa volta ci siano state risparmiate (almeno per ora) le taglie e le grandi misure di sicurezza, gli eserciti di guardie in arrivo, le dichiarazioni dei ministri di turno, gli attestati di innocenza e bontà. Lo sfondo resta comunque sempre lo stesso: il Parco lavora bene, tutto si sta risolvendo, state tranquilli, la gente ci vuole bene, ora provvederemo noi. Sarebbe quasi teatro comico, se non si trattasse di una vera tragedia ecologica. Stanchi e nauseati, abbiamo voluto interpellare il Responsabile del Gruppo Orso Franco Tassi, e cioè l'uomo che dal 1969 al 2002 aveva portato il Parco ai massimi livelli internazionali, salvando con il plantigrado anche lupi e foreste, camosci e linci, cervi e caprioli. E promuovendo anche l'ecosviluppo e l'ecoturismo di quella zona, oggi preda della desolazione e della libidine edificatoria. Per una volta, ha accettato di rompere il riserbo, con alcune brevi risposte e dichiarazioni.

Professor Tassi, nel 2001 la situazione dell'Orso marsicano sembrava andare a gonfie vele... Cosa è veramente cambiato?

Bisognerebbe domandarlo ai responsabili della cosiddetta «nuova gestione», che negli ultimi sei anni si sono avvicendati su poltrone e passerelle, con il pieno sostegno di politici e burocrati ministeriali. Il Comitato Parchi ha più volte indicato guasti e rimedi, ma crediamo ormai inutile ripetere le stesse cose a sordi che non vogliono ascoltare. Anche le Organizzazioni sopranazionali sembrano ancora avviluppate nella nebbia lagunare del «tutto va bene»...

Ma ci vuole indicare almeno alcuni punti essenziali da chiarire e risolvere?

Sarebbe necessario che le autorità competenti dicessero finalmente la verità, rispondendo a qualche elementare domanda. Quanti sono davvero gli orsi morti dal 2002 ad oggi? Perché vengono nascoste le vere cifre? Perché ogni volta si inscena la ridicola farsa della morte per cause naturali, di vecchiaia o di gioventù (per l'assalto di un maschio adulto)? Qualcuno crede davvero che una femmina di sei o sette anni, in piena età riproduttiva, muoia di vecchiaia? O pensa che uno di questi animali, ritiratosi nei luoghi più remoti perché moribondo, possa essere ritrovato facilmente?

Insomma, anche lei crede che gli orsi perduti negli anni della «notte del Parco», come dicevano tempo fa alcuni naturalisti stranieri, siano circa una trentina?

Io credo invece, e ho buoni elementi per pensarlo (anche se coloro che sanno tacciono per vergogna, obbligando anche gli altri al silenzio) che siano anche di più. E questo induce a un'altra riflessione tragicomica. Ma come, secondo i grandi esperti gli Orsi marsicani rimasti non erano appena venti o trenta? E per quale miracolo ora continuano a morirne, poco alla volta, molti di più? Un acuto esperto francese ha descritto questo fenomeno come un paradosso tipicamente italiano, definendolo «la moltiplicazione degli orsi»...

Può dirci allora due parole sia sulle vere cause, sia sui possibili rimedi?

Tutto è stato scritto più volte, c'era persino un mio libro abbastanza approfondito, ma oggi introvabile, dal titolo «Orso, vivrai!». Ora a quel punto esclamativo si dovrebbero sostituire non uno, ma parecchi interrogativi. Mi dicono che il Parco ne abbia nascoste decine di copie, probabilmente gettandole a marcire in qualche magazzino. La storia della strage degli orsi in Italia (non solo negli Appennini, ma anche nelle Alpi), se qualcuno la scriverà un giorno, sarà la metafora più illuminante della stupidità umana dei nostri tempi.

Insomma, concludendo, chi sono i veri colpevoli?

In molti musei stranieri dedicati al tema della distruzione dell'ambiente, alla fine del giro il visitatore viene invitato ad aprire un misterioso sportello, dietro al quale individuerà i responsabili. In realtà dietro allo sportello c'è semplicemente un grande specchio, su cui vede riflessa la propria immagine, colta tra lo stupefatto e l'ebete. Ecco, credo che molti di coloro che in questi ultimi anni hanno invaso i media di lezioni apodittiche, proclami autoreferenziali e diagnosi inoppugnabili dovrebbero andare a specchiarsi, aprendo finalmente gli occhi e le circonvoluzioni cerebrali.

(Fonte Comitato Parchi)

Federparchi: risposte rapide da parte degli inquirenti

'Risposte rapide da parte degli inquirenti'' sull'esemplare di orsa trovata morta nelle vicinanze di Lecce dei Marsi (L'Aquila), nella zona di protezione esterna del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ma anche ''sugli episodi precedenti, quando rimasero uccisi Bernardo e la sua famiglia''. Lo chiede Federparchi che in una nota ''esprime sdegno e preoccupazione per questo nuovo, gravissimo attacco, sferrato nella maniera piu' vile nei confronti del Parco e della sua ricchezza piu' importante e rappresentativa''. ''Il reiterarsi di aggressioni come quella di Lecce dei Marsi - afferma Federparchi - non puo' non far pensare a un qualche disegno ordito a danno del Parco, proprio nel momento in cui l'area protetta ha recuperato il suo assetto regolare e ha ripreso a lavorare a pieno regime. Con la certezza che neanche questo episodio vergognoso riuscira' nel suo intento intimidatorio, la Federazione esprime piena solidarieta' verso l'Ente parco e la sua dirigenza''. ''Si rende indispensabile, in questo momento il massimo sostegno al Parco da parte della comunita' locale, degli attori sociali del territorio e di tutte le istituzioni'', conclude Federparchi chiedendo ''condizioni di sorveglianza piu' sicure ed efficaci''.

Orsa morta a Lecce dei Marsi: la posizione del WWF

Un Orso marsicano ucciso è stato rinvenuto oggi in località Lecce dei Marsi, nella fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per il WWF si tratta di un episodio inaccettabile, un ennesimo duro colpo alla popolazione di questo animale. La notizia è ancora più grave perché si tratta di una femmina adulta che sembra essere stata deliberatamente uccisa con veleno, lo stesso che aveva colpito altri due esemplari nell’ottobre scorso. L’Orso marsicano, di cui non restano che 40-45 individui in tutto l’Appennino, è una delle specie più preziose della nostra fauna. Il WWF ricorda che negli ultimi due anni sono stati già uccisi 6 esemplari in alcune aree critiche della stessa regione.

Il WWF chiede a cosa abbiano portato le indagini sulle precedenti uccisioni. Questa pessima notizia, che tra l’altro arriva a pochi giorni dalla Giornata mondiale per la Biodiversità, ci induce a richiedere con forza ancora una volta un presidio serrato e soprattutto coordinato delle forze di polizia investite di questo compito. Solo così sarà possibile concentrare gli sforzi di tutela in quell’area che ormai sappiamo essere particolarmente delicata per l’Orso marsicano e per molte altre specie protette come lupi, aquile, grifoni, spesso vittime di bocconi avvelenati. E’ giunta l’ora che Governo e le istituzioni che hanno la responsabilità della gestione del territorio prendano scelte anche impopolari per permettere di lasciare uno spazio vitale a queste specie e fare in mode che l’Orso marsicano continui a vivere nelle nostre montagne appenniniche.

Oggi la sfida per salvare dall’estinzione l’orso bruno marsicano deve partire da un progetto comune e una strategia condivisa dalle amministrazioni nazionali e locali come dalle comunità locali e dall’intera società civile. La promozione e la ratifica del PATOM, il protocollo d'intesa per la redazione del piano d'azione interregionale sull'orso marsicano, ha contribuito a promuovere questo coordinamento ma si deve in tempi veloci passare dalle parole ai fatti e promuovere, in maniera coordinata tutte quelle azioni locali e necessarie per tutelare il nostro amico orso. L'obiettivo principale deve essere la promozione di una strategia comune che veda coinvolti persone e strumenti per il contrasto del bracconaggio e contrasti quelle modifiche ambientali che stanno riducendo l’habitat dell’orso. Ogni sforzo deve essere compiuto per fermare l’uso di bocconi avvelenati, la caccia illegale, la distruzione di boschi e foreste, il consumo e l’occupazione del territorio necessario a questo mammifero, mitigare i conflitti con le attività umane quali zootecnia e agricoltura, favorire la ricerca ed il monitoraggio degli esemplari per garantirgli risorse e ambienti adatti alla loro sopravvivenza garantendo lo stop a tutte quelle attività eventualmente svolte nelle aree di presenza dell'orso che siano innegabilmente incompatibili con la sopravvivenza di questo magnifico animale a rischio.

L'orsa è morta probabilmente per difendere i suoi cuccioli, ma non si esclude l'avvelenamento

Si sarebbe sacrificata per difendere i suoi cuccioli dall’attacco di un altro orso. E forse il suo sacrificio non è stato inutile. Sulla carcassa del plantigrado ritrovato morto nel bosco di Lecce nei Marsi venerdì mattina sono stati rinvenuti numerosi segni di aggressione da parte di un altro animale, quasi certamente un orso. L’orsa è stata sottoposta a radiografia per evidenziare lo stato degli organi e dei tessuti muscolari. “Crediamo di sapere al 90 per cento quali sono le cause del decesso”, dichiara il direttore dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, Enzo Caporale, “non è stata una morte naturale, ma una morte indotta. Non dovrebbero esserci dubbi, per noi le cause sono chiare”. In merito alle ferite (letale quella al collo) sulla carcassa dell’orsa, deceduta almeno 36 ore prima del ritrovamento da parte di alcuni operai forestali, Caporale ha spiegato che “buchi e ferite si rinvengono sempre in un animale ritrovato in natura, perché i predatori sono all’opera in ogni situazione”. Vicino alla carcassa sono state ritrovate impronte di un altro orso.

LE IPOTESI. Tuttavia, i dubbi non sono stati fugati completamente: non si spiega altrimenti la presenza di vomito, di feci e la bocca serrata, chiari segni di avvelenamento. Solo l’esame tossicologico potrà chiarire con precisione le cause della morte. La prossima settimana sarà eseguito l’esame istologico, un’indagine veterinaria su cuore, polmoni e fegato finalizzato a verificare se l’animale possa essere rimasto avvelenato a causa dell’ingestione di anticrittogamici tipo “disulfan”, utilizzati in agricoltura. “Una cosa, però”, spiega il vicequestore aggiunto del Corpo forestale dello Stato, Luciano Sammarone, “possiamo dire: l’uccisione non è avvenuta con un colpo di arma da fuoco”.

AVVELENAMENTO ED AGGRESSIONE. Non si esclude peraltro la concomitanza di due eventi: l’orsa, cioè, potrebbe essere rimasta vittima di un avvelenamento e quindi attaccata in un momento in cui il suo fisico era fortemente debilitato. Del resto, chi ha avuto l’occasione di assistere alla scena di un’orsa che difende i propri cuccioli riferisce di un animale insuperabile, pericolosissimo anche e soprattutto per gli orsi maschi. E’ sempre la femmina a prevalere e a mettere in fuga l’orso che avesse intenzione di uccidere i cuccioli per farla tornare in calore, pronta all’accoppiamento. Negli USA gli orsi bruni praticano il cosiddetto infanticidio. Un maschio adulto uccide i cuccioli di un altro orso per rendere la femmina sessualmente recettiva.

I CUCCIOLI. L’orsa uccisa a Lecce nei Marsi, nell’ampia zona conosciuta come Fonte Lice, aveva ancora latte (poco) da dare al cucciolo o ai cuccioli (in genere si svezza un orsetto oppure tre difficilmente viene partorita una coppia). Non era latte “giovane” ma di almeno un anno e mezzo prima. Si sospetta che i cuccioli abbiano un’età di un anno ed otto mesi.

LE RICERCHE. Ieri sono stati battuti circa 80 ettari di montagna, che aggiunti ai 25 di venerdì superano ampiamente i 100. Se i cuccioli fossero stati più piccoli sarebbero stati sicuramente ritrovati, vivi o morti. Quindi si presume che siano riusciti ad allontanarsi e a sopravvivere. Il Corpo forestale dello Stato ha utilizzato anche un elicottero. Almeno 20 uomini, tra forestali e Guardie del Parco, hanno perlustrato i boschi. Non sono state trovare carogne avvelenate, bottiglie sospette o animali morti. Nei casi precedenti – l’uccisione di Bernardo, della sua compagna e di un altro orso nell’estate di un anno fa – dopo poche ore fu ritrovata una carcassa avvelenata. In questo caso le ricerche hanno dato esito negativo, anche se continueranno già da questa mattina. Nel verde lussureggiante del Parco si sono visti anche gli uomini del Cites, il nucleo investigativo sul commercio internazionale di fauna protetta. Il sovrintendente Marco Fiori ha affermato che “indagare su questi casi è difficile in quanto è stata ritrovata in un bosco molto fitto e questo limita la ricerca di elementi utili alle indagini”. La Procura ha aperto un’inchesta.

IL PARCO. Il presidente del Parco, Giuseppe Rossi, il direttore Vittorio Ducoli e il comandante regionale della Forestale, Davide De Laurentis (ieri sul posto), auspicano che possa trattarsi di morte per cause naturali. “Non si può comunque abbassare la guardia rispetto agli atti di aggressione alla fauna del parco”, affermano dall’Ente, “ricordando quanto avvenuto nei mesi passati e rispetto alle polemiche sulla tutela delle specie protette”.


QUI il video del ritrovamento

fonte: Il Centro 11.05.08

Mamma orsa

La figura dell'orsa è per molti popoli il simbolo stesso della maternità proprio a causa del legame speciale che la lega ai suoi cuccioli. Mamma orsa partorisce in media 1-2 cuccioli. Dopo il parto le orse curano e seguono i loro cuccioli per un periodo che può superare i tre anni. Basta osservare l'atteggiamento di mamma orsa per capire quanto possa essere amorevole e delicata ma allo stesso tempo vigile e combattiva verso le potenziali minacce per la sua prole. Questo atteggiamento ha impressionato dall'alba dei tempi l'uomo e le culture che ruotano intorno alla figura dell'orso.
In Grecia Callisto diventa una madre celeste per amore di suo figlio Arcade diventando l'orsa maggiore e per Aristotele e poi per Plinio, l'orsa partorisce dei cuccioli che acquisiscono la loro forma definitiva solo dopo essere stati leccati accuratamente. Proprio questo simbolismo verrà ripreso dal Cristianesimo per descrivere come la madre chiesa attraverso il battesimo "plasma" il nuovo cristiano. Nella Grecia arcaica esisteva anche una dea chiamata Panagia Arkudiotissa, la madre orsa. La stessa Demetra, una delle Grandi Madri dell'antichità, veniva rappresentata sotto forma di orsa forse anche a causa della sua relazione con la ciclicità della natura: come Demetra si sveglia dall'inverno per dare vita alla Terra così l'orsa esce dalla sua tana con i cuccioli, simbolo della vita stessa che si rigenera. La natura materna dell'orsa si contrappone quindi a quella guerriera e sanguinaria del maschio della stessa specie. Orso ed orsa diventano quindi lo yin e lo yang, le due facce della stessa medaglia, eros e thanathos, morte e continuazione della specie.
Le credenze baltiche riferiscono l'antica relazione della dea Laima con l'orsa. Fino a metà del ventesimo secolo una donna incinta o in puerperio veniva chiamata "l'orsa". Le donne, riunite intorno alla partoriente, pronunciavano le parole "l'orsa sta arrivando". Nell'area baltica, la dea del parto probabilmente veniva immaginata come un'orsa, proprio come avveniva nell'Europa antica.


Questo post è dedicato a tutte le mamme, soprattutto alle mamme orse: quelle rinchiuse nei recinti, che non sanno che i loro cuccioli sono stati uno a uno barbaramente uccisi; a quelle rinchiuse nelle gabbie, che ignorano il fatto che i loro cuccioli diventeranno fabbriche illegali di bile; a quelle negli zoo che vedono i loro cuccioli diventare feticci mediatici; a quelle dal manto bianco che non sanno che un domani i loro figli non potranno vivere più negli sconfinati deserti artici; questo post è dedicato a tutte quelle orse che non potranno più, in alcun modo difendere i propri cuccioli dalla cieca stupidità dell'uomo.

sabato 10 maggio 2008

Comunicati stampa del PNALM sull'orsa trovata morta

Stamattina in territorio di Lecce dei Marsi è stata segnalata dal personale del Parco la presenza di una carcassa di orso adulto femmina.

Sul posto si sono recati i Responsabili del Servizio di Sorveglianza e del Servizio Scientifico del Pnalm insieme al Coordinatore del CTA del CFS Luciano Sammarone.

Dai primi rilievi emerge forte il sospetto di morte per avvelenamento. “Se tale sospetto trovasse conferma – dichiarano il Presidente Giuseppe Rossi e il Direttore Vittorio Ducoli -si tratterebbe di un ulteriore inaccettabile atto di sfida al Parco in un momento in cui l’Ente sta recuperando la sua piena operatività in tutti i settori istituzionali; da quello della conservazione a quello della promozione del territorio.” L’Ente infatti sta lavorando molto al coinvolgimento dei cittadini e degli operatori sulle problematiche del Parco. Come ad esempio la costituzione delle consulte per le associazioni di categoria, la riapertura del circuito delle strutture di servizio, le iniziative nel campo del turismo, dell’agricoltura e della zootecnia con l’impianto di frutteti ed il pagamento di tutti i danni provocati dalla fauna protetta, sino al mese di marzo del corrente anno. Iniziative queste, che sembrano bene accette dal territorio che in più sedi ha manifestato apprezzamento e disponibilità alla collaborazione. Il Parco chiederà comunque alle altre Istituzioni competenti un dettagliato monitoraggio del territorio anche in relazione alle frequentazioni umane per stabilire più puntuali misure preventive e repressive.


Pnalm – Pescasseroli 9 maggio 2008

Ufficio Stampa – Comunicato n. 31


Il Presidente della Comunità del Parco Alberto D’Orazio: ”Basta rabbia e amarezza. Occorrono i fatti”

Rispetto alla gravissima notizia della morte di un altro esemplare di orso marsicano il Presidente della Comunità del Parco dichiara che: “non basta più la rabbia e l’amarezza occorrono fatti concreti e l’assunzione di responsabilità precise da parte di chi è preposto al controllo dell’area protetta e del territorio contiguo dove operano tre corpi di vigilanza, Guardie del Parco, Corpo Forestale dello Stato e Carabinieri, che a sette mesi di distanza dai tragici eventi dell’ottobre scorso non sono ancora in grado di dare risposte circa i responsabili del massacro degli orsi che rappresenta una ferita grave per tutte le popolazioni del Parco. “


Pnalm - Pescasseroli 9 maggio 2008

Ufficio Stampa – Comunicato n. 32






venerdì 9 maggio 2008

Ecco il servizio dell'edizione delle 14.00 del TG3 Abruzzo sull'orso di Lecce dei Marsi
(scusate per la pessima qualità del video)

video

Trovato morto un orso vicino Lecce dei Marsi

Un orso e' stato rinvenuto morto stamani nei pressi di Lecce dei Marsi (L'Aquila) il cui territorio ricade parzialmente nell'area protetta del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Al momento si sa solo che sono intervenute le guardie forestali.

L'orso, del cui decesso le cause sono ancora da accertare, e' stato trovato in una zona di protezione esterna del parco d'Abruzzo, in localita' Fonte Lice. Alle indagini, oltre ai forestali di Gioia dei Marsi, collaborano i colleghi della polizia giudiziaria della procura di Avezzano che nel settembre scorso, apri' un'inchiesta sulla morte di tre orsi, tutti rinvenuti in zona parco.

A presto ulteriori aggiornamenti....

mercoledì 7 maggio 2008

Conversazione con gli orsi

8 maggio 2008 - ore 17,00

AULA GHIGI Via San Giacomo 9 Bologna

CONVERSAZIONE CON GLI ORSI

Rita Barchetti Laboratorio Permanente Studi sullo Sciamanesimo (Prof.ssa Carla Corradi Musi)
Dip. di Lingue e Letterature Straniere Università di Bologna e Lida Di Iorio Ass. Caracult

incontrano

FRANCESCO ZACCANTI, DOCENTE DI ZOOLOGIA BES

Nel contesto delle iniziative

Antiche tradizioni a rischio di estinzione e culto dell'orso

Costumi, tamburi, paraphernalia degli sciamani ugrofinnici e siberiani della Collezione Pentikäinen

I POPOLI DELL'ORSA MAGGIORE

Lungo la via degli Orsi e degli Sciamani


SISTEMA MUSEALE D'ATENEO

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

PERCORSO ESPOSITIVO presso i

MUSEI DI ZOOLOGIA, ANATOMIA COMPARATA, ANTROPOLOGIA

DIPARTIMENTO DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MODERNE - SEZIONE DI FILOLOGIA UGRO-FINNICA.

In collaborazione con l'UNIVERSITÀ DI HELSINKI, l'UNIVERSITÀ DI LAPPONIA e il DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA EVOLUZIONISTICA SPERIMENTALE (BES)

e l'UNIONE BOLOGNESE NATURALISTI

info iniziative www.caracult.it

Info: caracultassociazione@gmail.com

lunedì 5 maggio 2008

Perchè i muscoli degli orsi non si atrofizzano durante l'ibernazione?

Gli orsi restano nei loro ripari invernali per molti mesi all'anno, in cui la loro temperatura corporea scende di quattro gradi sotto a quella normale ed essi non mangiano, non bevono e non mostrano nessuna attività percepibile. Negli uomini, l'inattività porta a un'atrofia dello scheletro, che perde calcio, e dei muscoli, in cui si riduce il numero e la dimensione delle cellule. Sorprendentemente,Henry J. Harlow dell'Università del Wyoming ha scoperto che questo non avviene invece nell'orso bruno americano. L'orso perde infatti il 23 per cento della sua forza durante un periodo di inattività di 130 giorni, mentre un essere umano ne perderebbe, secondo le stime più attendibili, il 90 per cento. La scoperta è stata descritta in un articolo pubblicato su «Nature». I ricercatori hanno eseguito biopsie sugli orsi all'inizio e alla fine dell'inverno, scoprendo che gli animali non mostravano nessuna riduzione apprezzabile nel numero e nelle dimensioni delle cellule che costituiscono i muscoli. I ricercatori hanno anche usato un sistema non invasivo che permette di misurare la forza dei muscoli della zampa dell'orso. Probabilmente, gli orsi ottengono questi risultati per mezzo di due meccanismi diversi. Da una parte, questi animali sono in grado di riciclare l'azoto dell'urea e riutilizzarlo nella sintesi delle proteine, per mantenerne il tono muscolare corretto. Inoltre, gli orsi esercitano i loro muscoli mediante piccole contrazioni anche durante il periodo di ibernazione. Lo studio di questi meccanismi potrebbe trovare applicazione ai lunghi voli nello spazio, dove uno dei problemi più grandi è proprio l'atrofia dei muscoli e dello scheletro in seguito alla prolungata esposizione a una gravità ridotta.

Fonte: Le Scienze

domenica 4 maggio 2008

La torre del diavolo (o dell'orso??)

La Devils Tower è una formazione geologica che si erge sulla pianura del Nord-Ovest del Wyoming, per più di 206 metri dalla sua base e raggiunge i 1534 metri sul livello del mare. Si presenta come un cono con le pareti quasi verticali e la cima spezzata. Sulla sommità si trova una superficie pianeggiante e rotonda di 0,6 ettari. La sua sbalorditiva ed unica forma è frutto di un’evoluzione geologica di antichissime origini. Circa 60 milioni di anni fa, infatti, del magma proveniente dagli strati più profondi della terra si intruse tra le rocce sedimentarie più superficiali. Solidificandosi il magma colò lungo i lati del cono dando alla Devils Tower quelle sue caratteristiche striature verticali. Nel tempo, un lentissimo processo di erosione portò alla luce la formazione geologica così come oggi noi la conosciamo.
Ma la leggenda della formazione della Devils Tower è legata a filo doppio con le leggende degli indiani d'America e con gli orsi: il rilievo è considerato un importante luogo di purificazione per molte tribù di Pellerossa; si racconta che molti capi Pellerossa, tra cui Toro Seduto e Cavallo Pazzo, si siano recati a meditare e a pregare alle sue pendici. Prima dell'arrivo dell'uomo bianco nel Wyoming, la collina aveva tanti nomi quante erano le tribù di Pellerossa a essa legati: per i Kiowa era "Aloft on a rock", per i Cheyenne e i Crow "Bear's Lair" o "Bear's Lodge", per gli Arapaho "Bear's Tipì", e l'elenco potrebbe continuare a lungo.
Nel 2005 fu proposto di aggiungere all'attuale "Devils Tower" la dicitura "Bear Lodge National Historic Landmark", sottolineando le antiche tradizioni dei nativi americani, ma la proposta incontrò opposizione e non se ne fece nulla.
I continui riferimenti all'orso nei nomi dei nativi americani non sono casuali: una leggenda narra che fu il Grande Spirito a creare il massiccio, sollevando il suolo, per salvare da un orso due giovani Sioux. In un'altra versione, sono due giovani Sioux a pregare l'aiuto del dio Watan Tanka per salvarsi dalla furia di un gigantesco orso. In un'altra poi si racconta di 7 fanciulle pellerossa che inseguite da un gigantesco orso si arrampicarono, x sfuggirgli, su una roccia pregando il loro dio di salvarle. Grazie all’intervento divino la pietra divenne sempre più alta consentendo alle ragazze di raggiungere il cielo e di trasformandosi poi nelle stelle Pleiadi. I nativi con queste leggende spiegavano la causa delle lunghe crepe verticali presenti nel massiccio: per loro erano le tracce delle unghie dell'orso che inutilmente aveva cercato di arrampicarsi.

sabato 3 maggio 2008

A Villavallelonga gli orsi e i lupi saranno più protetti

Il polmone verde più antico ed esteso d'Europa, terra di orsi, agrifogli e faggi secolari, "respira" nel Parco Nazionale d'Abruzzo. Il comune di Villavallelonga ha ceduto la gestione dei 1.600 ettari della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara, all'ente parco per nove anni per un affitto complessivo di 423 mila euro. fondi destinati a ripianare le "falle" nel bilancio e migliorare i servizi.
"Con la gestione diretta della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara", afferma il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, "l'attenta politica di conservazione dell'ambiente naturale dell'area protetta si arricchisce di un altro tassello: la faggeta degli Appennini a Taxus e Ilex, una formazione forestale protetta dalla normativa europea che trova a Villavallelonga una delle massime espressioni. La scelta gestionale è mirata a una rigorosa conservazione", precisa Rossi, "imposta dalla peculiarità ambientale del territorio che richiede anche da parte delle comunità locali la rinuncia, possibilmente e compatibilmente con le effettive esigenze a utilizzazioni e consuetudini tradizionali locali". Quel "tesoro" naturalistico, quindi, dove scorrazzano orsi ed altri animali protetti e vivono faggi con oltre 5 secoli sulle spalle, va salvaguardato. "L'accordo con l'amministrazione", conclude Rossi, "è la riprova che le strade della conservazione e dello sviluppo si possono incontrare in un quadro di reciproca disponibilità e collaborazione. Questa scelta di civiltà può avere un gran valore anche per l'economia locale, pienamente compreso dall'amministrazione che ha dimostrato impegno e lungimiranza". Pensiero condiviso dal sindaco del centro della Vallelonga, nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, che ha scelto l'alleanza con l'ente sia per un'esigenza di "conservazione e salvaguardia del gioiello naturalistico di famiglia che per un fattore squisitamente economico. I fondi che avremo dal PArco per il mancato uso dei 1.600 ettari della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara" afferma Martorano Di Cesare "saranno destinati a riparare i debiti pregressi del bilancio e a sostenere piccoli investimenti per migliorare i servizi". Per il Comune, quindi, una salutare boccata d'ossigeno, mentre l'orso può tirare un sospiro di sollievo.

Mario Sbardella, fonte: Il Centro