Ieri la notizia di un orso
maschio rinvenuto morto da un escursionista sul monte Marrone, sul versante
molisano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è giunta come un
fulmine a ciel sereno su quanti speravano che l’annuale tributo di sangue
pagato da questa specie all’uomo si fosse esaurito con l’investimento di Rocco lo
scorso 25 aprile.
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L'orso Stefano |
Il ritrovamento dell’orso "Stefano" accanto alla carcassa di un puledro ha fatto pensare immediatamente
a un caso di avvelenamento. Infatti, qualche settimana fa, le squadre cinofile
del Progetto Life Antidoto erano state chiamate a bonificare una vasta area all’interno
del PNALM, nel cuore del territorio dell’orso, dove alcuni criminali avevano
disseminato bocconi avvelenati, costati la vita a diversi esemplari di pregiata
fauna locale (lupi, volpi, mustelidi). Invece, questa mattina l'esame
radiografico, eseguito dal dipartimento di Scienze biomediche della Facoltà di
veterinaria dell'Università di Teramo, ha evidenziato la presenza di una
pallottola nel cranio dell’orso, di una nell’omero destro e di una scarica di
pallini sul corpo dell’animale. Quindi il povero Stefano sembrerebbe caduto vittima di
quella che l’Ufficio Stampa del PNALM non ha esitato a definire una brutale esecuzione, ordita da individui senza scrupoli che hanno dato un’ulteriore
prova della loro viltà sopprimendo questo abitante forte e gentile delle nostre montagne. Probabilmente i bracconieri si
sono serviti della carcassa del puledro per attirare l’orso alla posta. Alla
luce di quanto tristemente accaduto, in attesa di ulteriori sviluppi delle
indagini, nella speranza di dare un volto ai responsabili e comminare loro le
giuste pene, non ci restano che alcune amare considerazioni sullo stato della
conservazione dell’orso bruno marsicano nel suo ambiente naturale.
In primo luogo, l’atto di
deliberata crudeltà che ha portato alla morte del malcapitato orso, qualora fosse accertato, ci riporterebbe indietro di 10 anni, ultimo caso di orso ucciso da arma da fuoco secondo
fonti del PNALM. Le stesse fonti evidenziano che la zona delle Mainarde non sia nuova
a casi del genere. Pallottole di due diversi calibri sul corpo di Stefano
testimoniano la presenza di almeno due "bracconieri". Che gli uomini abbiano
agito per vendicarsi di alcuni danni attribuiti all’orso non può essere una giustificazione
a un gesto di becera ottusità che meriterebbe sanzioni gravissime ed esemplari
per il danno ambientale arrecato al patrimonio faunistico nazionale ed europeo.
Secondo, di recente gli orsi
uccisi vengono individuati con sempre maggiore frequenza da escursionisti e
residenti e sempre meno dagli addetti ai lavori, ovvero i guardaparco. Ovviamente,
il punto non è su chi scopra cosa, dal momento che tutti in cuor nostro ci
augureremmo di non dover trovare mai più la carcassa di un orso morto per cause
riconducibili all’uomo, ma piuttosto sull’effetto deterrente che la presenza
sistematica del personale di sorveglianza sul territorio sortirebbe nei piani scellerati
di un eventuale bracconiere o avvelenatore. Purtroppo la frequenza con cui
fenomeni di vero e proprio “terrorismo ambientale” si verificano nell’area parco
e zone limitrofe farebbe supporre che questi gesti efferati maturino in una
condizione di quasi completa impunità che, ovviamente, non è tollerabile. Con
questo non si vuole attaccare il personale dell’ente parco, né offrire il
destro a facili e ingiuste generalizzazioni, ma certo è doveroso chiedere a chi
preposto una maggiore attenzione nella difesa del nostro immenso patrimonio nazionale non perdendo di vista i doveri base di ogni area protetta, tra cui la
sorveglianza.
Terzo, sebbene nei paesi del
PNALM si preferisca dare nomi propri agli orsi, manifestando un rapporto più
diretto, affettivo e confidenziale delle popolazioni locali con gli ultimi
plantigradi, anziché chiamarli con sigle o codici come avviene in altre realtà
(si pensi all’
orso M13 in Trentino), gli orsi continuano a morire per atti di
bracconaggio (soprattutto avvelenamenti) e negligenze varie: assenza di
corridoi ecologici che favoriscono l’attraversamento stradale della fauna
selvatica, trappole ecologiche (e.g. vasche per la raccolta d’acqua non
recintate), pascolo brado di animali domestici che possono favorire la trasmissione
di patologie mortali per questa rara specie. Il comunicato del PNALM fa bene a
evidenziare quanto l’uccisione dell’orso Stefano danneggi le popolazioni del
parco per le quali l’orso è una preziosa risorsa turistica, oltre che un
retaggio storico-culturale di inestimabile valore. Quindi è lecito chiedersi a
che comunità appartengano i criminali che operano all’interno del PNALM. Anche se
non è da escludere una provenienza esterna, si può e ci si deve aspettare che alla
gente del posto non sfuggano eventuali movimenti sospetti e che essa vorrà
sostenere l’ente parco nella quotidiana battaglia contro l’ignoranza e la
miseria morale collaborando con le autorità, denunciando i sospettati e
vigilando, laddove possibile, affinché non si ripetano questi eventi criminali che
gettano discredito sull’intera comunità.
L’ultima considerazione è di
natura generale e riguarda lo stato della conservazione dell’immenso patrimonio
storico, culturale e naturalistico della nostra nazione di cui l’orso è il
compendio esatto per quel che rappresenta per le popolazioni dell’Appennino
Centrale e non solo. Infatti, in un clima di crisi economica in cui non si
scommette sulla vera ricchezza dell’Italia, lasciando corrodere i monumenti
dalle intemperie, rovinare le attrattive turistiche dall’incuria, dall’inquinamento
e dall’indifferenza ed estinguere la nostra fauna nei suoi “santuari”, bisogna
riscoprire un senso civico diffuso che sopperisca alle carenze dello stato e
degli enti, obbligandoci a sollevare la voce su temi che riguardano tutti e a
far pressione sulle istituzioni colpevolmente assenti. Da ciò un’esortazione
alle autorità affinché si impegnino a fondo nelle indagini per scoprire i
criminali e assicurarli alla giustizia, una giustizia che non può essere indulgente
con certi individui solo perché a cadere vittima delle loro pallottole è stato
un animale e non un essere umano. Occorre ricordare che forse si potrà
ricostruire Pompei, ma se si estingue l’orso, quello bruno marsicano, sarà per
sempre.