"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood
venerdì 28 febbraio 2014
martedì 17 dicembre 2013
Il Parco Sirente Velino è salvo dall'ennesimo scempio!
| Associazioni al sit in a L'Aquila |
Le firme sono state presentate oggi (17/12/13) a L'Aquila dai delegati delle diverse associazioni ambientaliste prima che cominciasse il consiglio regionale durante il quale si sarebbe dovuto discutere della proposta.
| Il presidio di Animal Amnesty |
mercoledì 13 novembre 2013
Strada dei Parchi contro il simbolo dei Parchi?
| Un tratto dell'Autostrada dei Parchi |
È di ieri la dura risposta della società concessionaria Strada dei Parchi Spa all’annuncio dell’Associazione Salviamo l’Orso di ricorrere alle vie legali in merito all’investimento di un esemplare maschio di orso bruno marsicano sulla A24, nei pressi del casello di Tornimparte, nell’aprile scorso. La Società Strade dei Parchi Spa accusa l’associazione Salviamo l’Orso di non aver tentato il dialogo, mentre l’Associazione sostiene che è stata la Spa a non aver risposto ai propri inviti a incontrarsi per proporre misure per la messa in sicurezza dei tratti più a rischio per la fauna selvatica e, quindi, per gli automobilisti.
Onestamente è difficile credere che una piccola associazione di
volontari dichiari guerra a una società come Strada dei Parchi senza prima
tentare la via del dialogo e della mediazione. È molto più credibile che la
Holding non abbia voluto rispondere, credendo che il silenzio fosse l’arma più
efficace con la “pulce che ha la tosse”. La prevedibile distrazione della
Società trapela anche dalla sua risposta al comunicato stampa di Salviamo
l’Orso, dal momento che accusa l’associazione in difesa del plantigrado delle
nostre montagne di denunciare una presunta “strage degli orsi”, mentre di orsi
sulle autostrade “dei Parchi” (A24 e A25) ne sono morti SOLO DUE dal 1971 ad
oggi. Ci consta che l’Associazione Salviamo l’orso non ha MAI parlato di strage
di orsi, ma tutt’al più di strage di animali selvatici nel tratto autostradale
in questione e sulle autostrade dei parchi in generale. Episodi di investimento
di specie protette e non, e perfino di cani da caccia, sono riportati anche dalla stampa locale e testimoniati dalle denunce di cittadini e amministratori.
La loro causa è da attribuire alla scarsa manutenzione di recinzioni inadatte a
interdire l’accesso di animali come cervi e orsi perché basse, o addirittura
lacerate in alcuni punti da vanificare del tutto il proprio effetto barriera,
rappresentando un rischio per gli utenti dell’autostrada più cara d’Italia e per la fauna. Inoltre, la risposta
di Strada dei Parchi minimizza colpevolmente il tributo di sangue che in 42
anni ha chiesto alla specie Ursus arctos
marsicanus su una popolazione che da decenni lotta per non scomparire.
Insomma, al danno si aggiunge la beffa di chi mostra di avere a cuore solo il
profitto. Occorre ricordare che sono proprio gli alti costi di gestione a
motivare i pedaggi estremamente onerosi per gli utenti di Strada dei Parchi,
utenti ai quali non è garantita nemmeno un’adeguata sicurezza poiché la probabilità
di investire un orso è di 2 su 42 anni. Purtroppo quella di investire cervi e
cinghiali può essere molto più alta, con conseguenze potenzialmente tremende
per gli automobilisti, come poteva esserlo per il guidatore che ha investito il
plantigrado lì dove non avrebbe mai dovuto trovarsi.
L’invito di questo blog a Strade dei Parchi Spa è di applicare la matematica SOLO ai suoi bilanci e non alla fauna selvatica, specie quella a rischio di estinzione e simbolo della Regione dei Parchi e quindi della stessa società per azioni, cioè l’orso bruno marsicano.
alle
20:42
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giovedì 24 ottobre 2013
Orsa investita a Villalago
| Villalago, terra di orsi |
Purtroppo ci troviamo a riportare l’ennesima
notizia di un orso bruno marsicano morto per cause riconducibili all’uomo. Ieri
notte (23 ottobre 2013) un’orsa dell’età stimata di 4 anni è stata investita su
un rettilineo della SS 479 nel comune di Villalago, una zona ad alto rischio di
investimento della fauna selvatica. Dapprima sopravvissuto all’impatto con il
mezzo che ha subito gravi danni, l’esemplare è morto oggi presso la Facoltà di
Veterinaria di Teramo dove lo stavano operando. Così l’esigua popolazione di
orso bruno marsicano che resiste nell’Appennino Centrale ha subito l’ennesima
grave perdita. L’anno 2013 è stato terribile per questa rara sottospecie dell’orso
bruno europeo, sempre più sull’orlo dell’estinzione. Dopo l’investimento di un esemplare maschio nei pressi di Tornimparte ad aprile, l’uccisione dell’orso chiamato Stefano a luglio scorso e il ritrovamento dei resti di un orso nel territorio
di Villavallelonga, di cui le cause della morte sono tuttora da accertare, la
perdita di oggi rende ancor più aspro il senso di impotenza di quanti amano
questo animale e si dedicano alla sua tutela, scontrandosi troppo spesso con l’inerzia
delle istituzioni, perfino quelle direttamente preposte alla sua salvaguardia.
Nonostante le tante segnalazioni di cittadini amanti
della natura e dell’orso e il progetto pilota della Onlus Salviamo l’Orso sulla
mitigazione dei rischi di investimento della fauna selvatica nei punti dove gli
attraversamenti sono più frequenti, sembra che le istituzioni nazionali e
regionali non abbiamo altrettanto a cuore le sorti di questo nobile animale che
rischia di non sopravvivere alla barbarie della nostra epoca.
lunedì 7 ottobre 2013
Orso M2 ucciso in Trentino
| Orso bruno europeo nello zoo di Breslavia (Polonia) |
Il 30 settembre 2013 la carcassa
di un maschio di orso bruno di 5 anni, identificato con la sigla M2, è stata
trovata nei boschi al confine del Parco Nazionale dello Stelvio, in Trentino. L’animale
era stato ucciso giorni prima a fucilate, come accertato dal Servizio Foreste e
fauna della provincia autonoma di Trento.
Duole riconoscere che gli egregi sforzi
di conservazione del nucleo di orsi bruni del Trentino incontra sempre maggiori
resistenza da parte di certa stampa, portavoce di una malsana politica locale
che vuole accreditarsi sulla pelle dell’orso,
suscitando paure ataviche e immotivate contro il plantigrado ed eventualmente
sobillando gli animi di chi decide di far fuoco contro quello che è diventato
un comodo bersaglio per una visione retrograda del rapporto tra uomo e natura.
Se è vero che la penna colpisce
più a fondo della spada, non possiamo astenerci dal dare voce su questo blog a
un’altra idea del rapporto tra uomo e orso che impone il rispetto assoluto per
un animale che è parte della storia d’Italia dalle Alpi all’Appennino, una
storia che non deve soccombere alla becera ignoranza di pochi bruti.
La conservazione dei grossi
carnivori è una sfida di civiltà che il nostro Paese non può permettersi di
perdere per seguire gli esempi malefici di nazioni come la Svizzera.
L’orso bruno è patrimonio di
tutti, compresi gli allevatori. Le immagini di animali domestici vittime della
predazione di grossi carnivori come il lupo e l’orso, ostentate sulle pagine di
certi giornali per invocare la vendetta della “specie eletta” sui “mostri dei
boschi”, provocano in chi ha una minima capacità di discernimento la domanda
legittima: “quale sorte farebbero quelle stesse pecore e vitelli in un
mattatoio?”
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