"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

lunedì 15 settembre 2014

Settimana nera per gli orsi in Italia

"La salvezza dell'Orso è la salvezza dell'Uomo"
(da L'Orso di Corrado Teofili)

Purtroppo, come avevamo fatalmente previsto nel nostro ultimo post, il tentativo di “rimozione” dall’habitat naturale della povera Daniza si è concluso l'11 settembre scorso con la sua morte. Una dose eccessiva del sedativo con cui i tecnici della Provincia di Trento avrebbero dovuto addormentarla è risultato fatale per l’orsa ritenuta pericolosa e, con tutta probabilità, per i suoi cuccioli dell’anno, ancora troppo piccoli per sopravvivere in natura senza le cure della madre.

Sulle pagine di molti quotidiani e sul web le reazioni sono state immediate. All’iniziale denuncia dell’opinione pubblica per la pessima gestione del “caso Daniza” da parte della Provincia di Trento è seguito il rigurgito da bestia antropocentrica di chi vuole trasformare la Legge del più forte in diritto, al punto da ricorrere ad assurde graduatorie del dolore e dello sgomento di fronte alle varie forme di barbarie, ponendo in competizione la barbarie dell’uomo sull’uomo con quella dell’uomo sulla bestia. È nostra convinzione che alla fine a perdere è sempre e comunque il genere umano con la sua proterva illusione di regolare il Creato. E abbiamo visto con quale esito tragico…

Titolo fuorviante sulla prima pagina del Messaggero del 15/09/14
Nei giorni in cui si parlava della caccia a Daniza, abbiamo letto con un certo orgoglio affermazioni che inneggiavano alla maggiore tolleranza della popolazione della nostra regione, l’Abruzzo, nei confronti dell’orso bruno. Ieri (12/09/14), invece, l’ennesimo brutto risveglio nella storia evolutiva, durata milioni di anni, della specie Ursus arctos in Italia con il ritrovamento del cadavere di un maschio di orso marsicano di 3 anni al lato di una strada di campagna nel comune di Pettorano sul Gizio (AQ). Le cause della morte sono ancora da accertare, ma anche se l’orso fosse morto per cause naturali – ce l’auguriamo! - sarebbe ingenuo ignorare il clima di terrore e intolleranza che alcuni quotidiani locali stanno montando da giorni riguardo alle incursioni di “orsi problematici” in alcuni piccoli allevamenti di Pettorano, all’unico fine, a nostro avviso, di lucrare sulla pelle dell’orso, facendo presa sulle ataviche paure e fantasie dei lettori in prevalenza di città. Oggi quelle stesse testate sono unanimi nell’esprimere il cordoglio per la morte dell’orso a Pettorano e riportano testimonianze tra la gente che, pur addolorata, ribadisce che l’orso lì, “alle porte di Sulmona” non deve starci “perché fuori dal suo habitat naturale”. Quale sarebbe l’habitat naturale dell’orso se non quello? La presenza della specie in questa fondamentale area di connessione tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Majella è dimostrata attraverso i secoli da molteplici testimonianze storiche. Non a caso il simbolo della locale riserva naturale “Monte Genzana-Alto Gizio è proprio l’orso!

Ciò evidenzia ancora una volta come l’orso sia simpatico a tutti finché non “invade” la sfera economica e sociale dell’uomo, finché si comporta da peluche immaginario e non da animale selvatico che vive, suo malgrado, in un territorio in cui l’uomo vuol farla sempre e comunque da padrone. E così si trasforma in un vicino scomodo di cui fare a meno, ricorrendo ad armi più o meno subdole, tra cui proprio quella divulgazione spiccia ed emozionale, senza il minimo approccio scientifico, improntata a puro sensazionalismo.

Questi giorni sono stati vissuti come un incubo per chi si ostina a credere che la convivenza tra uomo e grandi predatori sia una sfida che la civiltà umana, quella italiana in particolare, non può fallire, nel proprio interesse come parte - non competitore! - di una Natura sempre più sofferente.

Ringraziamo la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana-Alto Gizio per la foto tratta dalla sua paginafacebook.

NB: Il titoletto nella pagina iniziale del Messaggero dell’Abruzzo di oggi (15/09/14) riporta una notizia errata: non è l’orso che ha ferito l’uomo, ma l’uomo che, trovandosi di fronte l’orso nei pressi di casa sua, si è ferito cadendo (dichiarazioni del malcapitato).

1 commento:

laura ghianda ha detto...

Grazie per questo meraviglioso articolo, scritto perfettamente, che tocca bene anche il clima che si respira qui in Trentino.
Giornali e TG locali mandano interviste di sindaci, preti, presidenti di questa o quell'associazione che non fanno che ricordare quanto i problemi "siano altri".
Vi posto la mia risposta, una lettera scritta ai due principali quotidiani, che chissà se verrà mai pubblicata.
http://lauraghianda.blogspot.it/2014/09/daniza-lettera-un-quotidiano-locale.html

Per la verità, persino tra gli amanti dell'orso (quale io sono, svisceratamente), non si fa che accusare chi protesta di "non protestare abbastanza". E così si riperpetua il solito gioco da derby all'italiana, che è solo capace di creare fazioni e sotto fazioni sulla pelle degli orsi che continuano a essere mal tollerati da una parte della cittadinanza.
Eppur basterebbe tanto poco...
SOB.
che dire, la tristezza ora fa da padrona del mio stato d'animo.
Grazie di esistere...