"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

venerdì 22 luglio 2016

L'orsetta Morena non ce l'ha fatta

L'orsetta Morena in una foto del PNALM.
Abbiamo appreso con grande tristezza dal comunicato odierno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise che l'orsetta Morena è stata trovata priva di vita e in avanzato stato di decomposizione. Le cause della morte saranno definite a Grosseto dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana. Nonostante il tragico epilogo, restiamo convinti della bontà del tentativo da parte del Servizio Scientifico del PNALM di rilascio in natura del giovane esemplare che era stato recuperato più di un anno fa a Villavallelonga solo e denutrito.

mercoledì 23 marzo 2016

Vita dura per gli orsi in Trentino


21 marzo – La primavera in Trentino si è aperta con la funesta notizia di uno splendido orso maschio trovato morto poco distante dal bordo della strada provinciale che collega Lover e Sporminore, non lontano dal luogo del ritrovamento di un altro esemplare il 28 marzo 2015. Nonostante la vicinanza con la strada potesse far supporre un investimento, ci sono elementi che indurrebbero a pensare a un caso di avvelenamento. Solo la necroscopia che l’Istituto Zooprofilattico delle tre Venezie effettuerà sul corpo potrà chiarire le cause del decesso. La convivenza tra uomini e orsi in Trentino resta comunque difficile.

domenica 13 dicembre 2015

L'orsetta Morena è stata rilasciata


Riprendiamo il comunicato dell'associazione Salviamo l'Orso perché corrisponde perfettamente ai nostri sentimenti e alle nostre aspettative sull'orsetta Morena, appena rilasciata nei boschi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

FORZA MORENA!
Adesso possiamo veramente dire che 6 orsacchiotti nati nel 2015 si aggirano nelle faggete del PNALM.
Siamo all'ultimo atto di un'impresa difficile e complicata mai tentata prima con un esemplare di orso bruno marsicano, l'orso (Ursus arctos) più raro sulla faccia del pianeta. I tecnici del PNALM hanno rilasciato in natura Morena, un cucciolo abbandonato da sua madre lo scorso maggio in territorio di Villavallelonga e salvato da morte certa grazie all'intervento dei guardiaparco. A quel momento si decise di tentare ciò che non era mai stato fatto prima, vale a dire la sua reintroduzione in natura, e ciò ha comportato la definizione di un attento protocollo per far sì che l'animale non fosse "imprintato" dall'uomo e che crescesse in peso più in fretta dei suoi coetanei. Ciò che accadrà nelle prossime settimane, e ci auguriamo per molti mesi a seguire, sarà la cartina al tornasole per verificare la bontà di tutte le misure adottate dal servizio scientifico del PNALM in collaborazione e con la consulenza di un nutrito gruppo di biologi ed esperti sia italiani che internazionali. Noi di Salviamo l'Orso abbiamo da subito apprezzato la decisione presa e lo sforzo messo in campo dal Parco, ritenendo che i rischi altissimi di fallimento del progetto fossero ampiamente giustificati dal tentativo di non privare una popolazione a forte rischio di estinzione di una femmina riproduttrice, non solo anche a fronte di un eventuale fallimento il Parco ha accumulato conoscenze importantissime nel campo della riabilitazione dei cuccioli di orso che rimangono orfani in età in cui non possono provvedere a se stessi, una situazione non troppo rara per la specie e che potrebbe ripresentarsi in futuro. Da oggi quindi, attraverso le notizie che il Parco vorrà comunicare, seguiremo l'avventura di Morena augurandoci che passi l'inverno e si tenga alla larga da uomini e villaggi, protetta dai boschi delle sue montagne.

sabato 17 ottobre 2015

L'orso Sandrino ci ha lasciati

Sandrino, foto di Gaetano De Persiis
15.10.2015 – L’orso Sandrino, mascotte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise da quasi 34 anni, si è spento di vecchiaia. Chiamato Sandrino in onore del Presidente della Repubblica nell’anno del suo ritrovamento, l’orso ha sempre vissuto in cattività nell’area faunistica dell’orso di Villavallelonga. Solo da poche settimane era stato trasferito nel Centro Visita di Pescasseroli dove gli è stata prestata assistenza quotidiana fino al decesso.
Il cucciolo poi nominato Sandrino era stato trovato nell’agosto del 1982 nel territorio di Villavallelonga dalle guardie del parco. Nutrito e curato, era diventato un meraviglioso esemplare di orso marsicano, attrattiva per i tanti visitatori del Parco e dell’area faunistica che lo ospitava perché giudicato inadatto alla reintroduzione nel suo ambiente naturale.
Con la morte di Sandrino se ne va un pezzo di storia del PNALM e di un diverso modo di gestire gli orsi “orfani”. Il nostro pensiero va all’orsetta Morena che, cresciuta in cattività ma senza condizionamenti umani evidenti, a breve sarà rilasciata in natura.

domenica 18 gennaio 2015

Undici cuccioli di orso nel PNALM

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

L’orso marsicano ce la sta davvero mettendo tutta per sopravvivere! Nel 2014 sono stati undici i cuccioli di orso marsicano nati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Zona di Protezione Esterna secondo i dati emersi dalla conta delle femmine con cuccioli dell’anno, gestita dal personale dal servizio scientifico del PNALM, dal Dipartimento di biologia e biotecnologie “Charles Darwin” dell'Università La Sapienza di Roma  e dal Corpo Forestale dello Stato (CTA del PNALM e l’UTB di Castel di Sangro) e svoltasi nel periodo agosto-settembre 2014 nell’ambito del progetto Life Arctos con il coinvolgimento di numerosi volontari.
Secondo il report da poco pubblicato sul sito dell’associazione Salviamo l’Orso, le tecniche di rilevazione utilizzate sono state:
  • sessioni di avvistamento in simultanea,
  • sessioni mirate e casuali,
  • video trappole.

Purtroppo il ritrovamento nell’agosto 2014 a Settefrati (Frosinone) di un orsetto morto per cause ancora non definite ha fatto scendere il numero dei cuccioli superstiti a dieci, ma in compenso la notizia di un’orsa con due cuccioli nel Parco Nazionale della Majella – al di fuori della core area del PNALM! - è estremante incoraggiante. Questi dati attestano la grande vitalità della specie e la necessità di ridurne drasticamente le cause di morte riconducibili alle attività umane se si vuole garantirle un futuro nell’Appennino Centrale.