"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

martedì 9 dicembre 2014

Orsa con due cuccioli nel Parco Nazionale della Majella

Il massiccio della Majella

Finalmente una splendida notizia: un’orsa con due cuccioli è stata avvistata nei giorni scorsi nel ParcoNazionale della Majella! L’evento, reso noto dal personale del Parco, è di estrema importanza per il futuro dell’orso marsicano la cui sopravvivenza è strettamente legata, secondo il parere dei maggiori esperti, alla capacità di riconquistare territori idonei, come appunto quello del Parco Nazionale della Majella, da cui la specie era scomparsa agli inizi del secolo scorso per la caccia indiscriminata. Prima di questa lieta notizia, la presenza di orsi sulla Majella era limitata a sporadiche apparizioni di esemplari maschi in dispersione, anche se gli avvistamenti si sono moltiplicati negli ultimi anni a testimonianza del forte potenziale naturalistico che questo parco nazionale esprime per l’orso e non solo.
Ora confidiamo che gli sforzi dell’ente parco si concentrino nel garantire la sicurezza dell’orsa e dei suoi due cuccioli da minacce di origine antropica, per rafforzare la speranza, comune a quanti come noi amano l’orso, che una popolazione stabile possa svilupparsi a breve sulle selvagge montagne della Majella e sommarsi al nucleo storico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

martedì 23 settembre 2014

L’orso di Pettorano ucciso a fucilate e non solo...

Cari amici del blog dell’Orso Bruno, ci eravamo lasciati il 15 settembre con un post in cui preferivamo non azzardare ipotesi sulla morte dell’orso di Pettorano. Le cause, allora, erano ancora da accertare, ma è inutile negare che un po’ tutti avevamo il sentore che l’esemplare maschio di 3 anni trovato cadavere ai lati di una carrareccia ciclabile non fosse morto di morte naturale.

Nel frattempo i quotidiani locali continuavano a riportare, con cadenza giornaliera, di incursioni “sanguinarie” di orsi marsicani nei piccoli pollai di Pettorano sul Gizio. Chi teme per le sorti dell’orso in Abruzzo (e non solo) leggeva con sgomento gli articoli di chi, con poche righe, anziché difendere gli interessi sovraordinati di difesa dell’ambiente e della fauna protetta che l’orso incarna, preferiva difendere opportunisticamente gli interessi di una piccola categoria di persone che, pur avendo tutta la nostra comprensione, non rappresentano certo la collettività tutta.

Ovviamente, in una società prevalentemente urbanizzata come la nostra, non intendiamo emarginare chi, vivendo in aree naturali, si ritrova l’orso davanti casa, tutt’altro. È innegabile che gli orsi non devono avvicinarsi alle case e ai pollai. Questi comportamenti “problematici” sono, purtroppo, il risultato di processi di abituazione dei plantigradi a risorse alimentari “facili”. Favoriti dalla scarsa attenzione di noi umani ad alcuni buoni accorgimenti che si potrebbero riassumere nell’espressione “Vietato dare da mangiare agli animali selvatici”, vanno senz’altro contrastati, ma non con metodi illegali e irrazionali.

Peccato, però, che le soluzioni per dissuadere gli orsi in maniera pacifica e coerente con la legge e le politiche di conservazione della specie non catturino l’interesse di cronisti e lettori quanto i racconti da “Domenica del Corriere” di belve feroci che assaltano animali da cortile e umani di notte.
Nella storia dell’orso di Pettorano per fortuna sono intervenuti i fatti - più efficaci di mille parole! - a ristabilire la verità e a rendere onore al povero orso che, così pericoloso per l’incolumità dei residenti com’era tacciato, è stato l’unico a rimetterci la pelle, secondo un triste copione che si ripete, ormai, da secoli…

Il 16 settembre, l’Istituto Zooprofilattico di Grosseto rivelava le analisi necroscopiche sulla carcassa: l’orso era stato ucciso da colpi di arma da fuoco, per l’esattezza da quattro pallettoni per la caccia al cinghiale. Non solo, le analisi balistiche hanno rilevato che l’animale era stato colpito alle spalle.
La conferma dell’uccisione a fucilate di questo splendido esemplare di una specie gravemente minacciata di estinzione ha sortito reazioni di sdegno non solo in animalisti e ambientalisti, ma anche in chi possiede una coscienza civica e un senso innato di giustizia da ravvisare tutta l’assurda brutalità del gesto.

Caccia a chi, all'orso??
La stampa, purtroppo, non si è fermata nemmeno davanti alla conferma della morte per mano dell'uomo, continuando a parteggiare per la specie che acquista i giornali. Il cliente, in fondo, ha sempre ragione. Così l’orso da vittima torna a essere carnefice di galline e perturbatore della pace di tranquille contrade montane. Non solo, quando il 19 settembre il Corpo Forestale dello Stato, in seguito a indagini serrate, raccoglie la confessione di Antonio Centofanti che ammette di aver sparato all’orso, alcuni quotidiani cominciano a perorare la tesi innocentista del reo confesso, ovvero che costui abbia sparato per errore, cadendo. Occorre ricordare che Centofanti è lo stesso signore che aveva fatto scalpore sulle pagine dei quotidiani locali per essersi ferito in seguito a caduta perché spaventato dall’orso che, nottetempo, razziava le galline del suo pollaio. Il caso era servito ai cronisti – e probabilmente alla pancia, non alla testa, di una certa classe politica di cui si fanno portavoce - per rialzare il capo, scornato dopo il triste epilogo del tentativo di cattura di Daniza in Trentino.

È un evento storico: è la prima volta che nel nostro paese viene arrestato il responsabile della morte di un orso!

L'orso colpito a 30 m
Per fortuna, ancora una volta, le posizioni morbide dei giornalisti nei confronti del colpevole sono state smontate dai fatti. Gli esami balistici dimostrano che l’orso è stato colpito da una distanza di almeno 30 metri, dunque smentendo la tesi dell’incidente ventilata dal Centofanti.

La stampa ha dimostrato una volta ancora di non avere ben chiaro l’interesse supremo di tutelare una specie carismatica come l’orso, una specie dall’indiscussa valenza ecologica, culturale e storica per le comunità montane e non solo, ma sembra che non abbia chiaro nemmeno il più basilare principio di legalità, dal momento che l’orso è specie tutelata a livello nazionale ed europeo.

Tutta colpa di chi ama gli animali!
Dispiace leggere nero su bianco frasi gratuite e perentorie del tipo “[…] animalisti e ambientalisti… tutte quelle persone che amano gli animali ancor più degli uomini…”. A questi signori non passa mai per la mente che noi ci battiamo strenuamente proprio per non privare l’uomo della bellezza e della salubrità di vivere in un ambiente sano, dove la convivenza tra tutte gli esseri viventi, uomini compresi, dovrebbe essere possibile?


E poi cosa rischiano gli eco-malfattori in un paese come l’Italia, se chi dovrebbe fare cultura attraverso l’informazione non fa che mistificazione e demagogia sulla pelle di quell’orso che siamo noi tutti, lettori troppo spesso inconsapevoli??

lunedì 15 settembre 2014

Settimana nera per gli orsi in Italia

Un orso marsicano nella Riserva Naturale Monte Genzana-Alto Gizio

"La salvezza dell'Orso è la salvezza dell'Uomo"
(da L'Orso di Corrado Teofili)

Purtroppo, come avevamo fatalmente previsto nel nostro ultimo post, il tentativo di “rimozione” dall’habitat naturale della povera Daniza si è concluso l'11 settembre scorso con la sua morte. Una dose eccessiva del sedativo con cui i tecnici della Provincia di Trento avrebbero dovuto addormentarla è risultato fatale per l’orsa ritenuta pericolosa e, con tutta probabilità, per i suoi cuccioli dell’anno, ancora troppo piccoli per sopravvivere in natura senza le cure della madre.

Sulle pagine di molti quotidiani e sul web le reazioni sono state immediate. All’iniziale denuncia dell’opinione pubblica per la pessima gestione del “caso Daniza” da parte della Provincia di Trento è seguito il rigurgito da bestia antropocentrica di chi vuole trasformare la Legge del più forte in diritto, al punto da ricorrere ad assurde graduatorie del dolore e dello sgomento di fronte alle varie forme di barbarie, ponendo in competizione la barbarie dell’uomo sull’uomo con quella dell’uomo sulla bestia. È nostra convinzione che alla fine a perdere è sempre e comunque il genere umano con la sua proterva illusione di regolare il Creato. E abbiamo visto con quale esito tragico…

Titolo fuorviante sulla prima pagina del Messaggero del 15/09/14
Nei giorni in cui si parlava della caccia a Daniza, abbiamo letto con un certo orgoglio affermazioni che inneggiavano alla maggiore tolleranza della popolazione della nostra regione, l’Abruzzo, nei confronti dell’orso bruno. Ieri (12/09/14), invece, l’ennesimo brutto risveglio nella storia evolutiva, durata milioni di anni, della specie Ursus arctos in Italia con il ritrovamento del cadavere di un maschio di orso marsicano di 3 anni al lato di una strada di campagna nel comune di Pettorano sul Gizio (AQ). Le cause della morte sono ancora da accertare, ma anche se l’orso fosse morto per cause naturali – ce l’auguriamo! - sarebbe ingenuo ignorare il clima di terrore e intolleranza che alcuni quotidiani locali stanno montando da giorni riguardo alle incursioni di “orsi problematici” in alcuni piccoli allevamenti di Pettorano, all’unico fine, a nostro avviso, di lucrare sulla pelle dell’orso, facendo presa sulle ataviche paure e fantasie dei lettori in prevalenza di città. Oggi quelle stesse testate sono unanimi nell’esprimere il cordoglio per la morte dell’orso a Pettorano e riportano testimonianze tra la gente che, pur addolorata, ribadisce che l’orso lì, “alle porte di Sulmona” non deve starci “perché fuori dal suo habitat naturale”. Quale sarebbe l’habitat naturale dell’orso se non quello? La presenza della specie in questa fondamentale area di connessione tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Majella è dimostrata attraverso i secoli da molteplici testimonianze storiche. Non a caso il simbolo della locale riserva naturale “Monte Genzana-Alto Gizio è proprio l’orso!

Ciò evidenzia ancora una volta come l’orso sia simpatico a tutti finché non “invade” la sfera economica e sociale dell’uomo, finché si comporta da peluche immaginario e non da animale selvatico che vive, suo malgrado, in un territorio in cui l’uomo vuol farla sempre e comunque da padrone. E così si trasforma in un vicino scomodo di cui fare a meno, ricorrendo ad armi più o meno subdole, tra cui proprio quella divulgazione spiccia ed emozionale, senza il minimo approccio scientifico, improntata a puro sensazionalismo.

Questi giorni sono stati vissuti come un incubo per chi si ostina a credere che la convivenza tra uomo e grandi predatori sia una sfida che la civiltà umana, quella italiana in particolare, non può fallire, nel proprio interesse come parte - non competitore! - di una Natura sempre più sofferente.

Ringraziamo la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana-Alto Gizio per la foto tratta dalla sua paginafacebook.

NB: Il titoletto nella pagina iniziale del Messaggero dell’Abruzzo di oggi (15/09/14) riporta una notizia errata: non è l’orso che ha ferito l’uomo, ma l’uomo che, trovandosi di fronte l’orso nei pressi di casa sua, si è ferito cadendo (dichiarazioni del malcapitato).

domenica 17 agosto 2014

Pistola fumante

L'orsa Yoga, detenuta nell'Area Faunistica dell'Orso di Villavallelonga (AQ)
ph. Gaetano De Persiis


















Alla fine è accaduto. L’altro ieri (Ferragosto) un’orsa del Trentino ha attaccato un cercatore di funghi per difendere i cuccioli da quella che considerava una potenziale fonte di pericolo. L’uomo si è difeso con calci e pugni dall’orsa che gli ha inferto alcune ferite con gli artigli, prima di allontanarsi con la prole. Daniza, questo il nome della femmina, tra i primi esemplari reintrodotti nel Parco Adamello Brenta dalla Slovenia, ora è il nemico pubblico Numero 1 di una certa classe politica e di quella cittadinanza meno sensibile alle leggi di Natura, di una Natura che abbiamo mistificato ed estremizzato, anche grazie a una certa stampa, tra una concezione Disneyana (Il libro della Giungla; Bambi; Robin Hood, ecc.) e una cinematografica (Grizzly, l’orso che uccide; Lo squalo; Barracuda, ecc.). Così gli animali selvatici perdono la loro identità e diventano protagonisti di una realtà che è soltanto il riflesso della nostra interpretazione fuorviata, incapace di riconoscere loro una biologia e un’etologia diversa dalla nostra e, pertanto, ugualmente meritevole di rispetto. Attraverso la conoscenza, l’uomo del Terzo Millennio avrebbe il DOVERE MORALE di accettare le creature che lo circondano, indipendentemente dalla loro “fama”, tutte ugualmente indifese - e la lista sempre più folta di animali in via di estinzione o già tragicamente estinti lo dimostra - di fronte all’arrogante autoreferenzialità del cosiddetto ANTROPOCENE, nient’altro che l’umana presunzione di poter “regolare” gli ambienti di cui faremmo parte a pieno titolo, se non ce ne fossimo alienati in una dimensione artificiale e sempre più, appunto, ANTROPOCENTRICA.

Così la povera Daniza è colpevole di aver assecondato la propria Natura di Orso e, suo malgrado, ha dato il pretesto ai soliti politicanti e a coloro che non credono nella convivenza tra l’uomo e la Natura che l’unica soluzione possibile sia la “rimozione” dell’esemplare “pericoloso”. La “pistola fumante” c’è e, come in taluni film americani in cui predomina la manichea visione cinematografica bene-male, c’è da giurarci che la rimozione dell’orso rischia di trasformarsi - qualcuno l’ha già ventilata come una misura di salvaguardia del personale coinvolto nella cattura di Daniza – nella sua esecuzione, senza alcun rispetto per la presenza dei cuccioli che, molto probabilmente, morirebbero senza le cure della madre, in spregio al regime di tutela di cui gode l’orso a livello nazionale ed europeo in quanto specie localmente a rischio di estinzione!
In fondo, quando appare la scritta Dead or Alive, più o meno tutti intuiamo in che modo si concluderà la “caccia”…

Una domanda sorge spontanea: è davvero questo il paese in cui viviamo: garantista per gli uomini e giustizialista per gli animali?

Il Parco Adamello Brenta sta svolgendo un ruolo esemplare nella mitigazione dei conflitti tra la popolazione umana e quella orsina. Ha pubblicato una guida di comportamenti da tenere in caso di incontro con l’orso ed è chiaro che il malcapitato si sia comportato in maniera difforme alle regole, come egli stesso afferma, nascondendosi anziché allontanandosi dall’orsa con cuccioli.

È accaduto più di una volta che individui oggetto di attacchi da parte di animali selvatici si siano trasformati nei loro più strenui difensori, comprendendo in maniera diretta gli istinti e le ragioni primordiali di certi comportamenti.

L’AUGURIO di quanti amano l’orso e credono nella convivenza tra uomo e grandi predatori è che anche il nostro amico cercatore di funghi sia il primo a scendere in campo per difendere Daniza e disinnescare la “pistola fumante” che l’incidente in cui è stato coinvolto sta suscitando negli stati più involuti della società umana!

Per salvare Daniza, cliccate mi piace su questa pagina facebook:

martedì 17 giugno 2014

Finanziato il progetto “Caring for dogs saves the bear” di Salviamo l’Orso

Dopo il progetto di sicurezza stradale, Patagonia (il noto marchio di abbigliamento sportivo) e la fondazione americana Tides finanziano un altro progetto di Salviamo l’Orso! Il progetto Caring for dogs saves the bears (Aver cura dei cani salva l’orso), ideato e proposto dal veterinario Dr. Adriano Argenio e curato nella versione inglese dal Dr. Mario Cipollone, socio fondatore di Salviamo l’Orso, riguarda la vaccinazione straordinaria dei cani da lavoro e da compagnia contro parvovirosi, cimurro ed epatite infettiva nelle zone del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e della sua Zona di Protezione Esterna non ancora coperte durante la campagna sanitaria eseguita nell’ambito dell’Azione C2 del Progetto Life ARCTOS “Conservazione dell’orso bruno: azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico”. Purtroppo il rischio sanitario per la popolazione superstite di orso marsicano di contrarre patologie mortali dall'interazione con gli animali domestici è stato drammaticamente confermato dalla morte di un’orsa per tubercolosi bovina nel comune di Gioia dei Marsi nel marzo scorso, ma non solo nel 2013 un’epidemia di cimurro aveva ucciso diversi esemplari di lupo e, per scongiurare il potenziale contagio di questa malattia dai cani agli orsi, Salviamo l’Orso aveva già aderito alla campagna di vaccinazioni “Il cane…il miglior amico dell’orso”, acquistando d’urgenza 500 dosi di vaccini ai quali si sarebbero aggiunte le 7.000 finanziate dall'Ufficio Conservazione della Natura della Regione Abruzzo per lo svolgimento della suddetta Azione C2 del Life ARCTOS in collaborazione con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e con il patrocinio della FNOVI (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari Italiani). Il progetto di Salviamo l’Orso Caring for dogs saves the bears ricade proprio in quest’ambito e si propone di: 1. incentivare l’iscrizione all’anagrafe canina e la vaccinazione dei cani che vivono nell’areale dell’orso bruno marsicano, 2. promuovere la conoscenza e la tutela dell’orso bruno marsicano, 3. coinvolgere e orientare le Istituzioni verso un adeguato impegno finanziario e di responsabilità per il controllo del randagismo canino nell’areale dell’orso bruno marsicano. Per raggiungere questi obiettivi, Salviamo l’Orso provvederà ad acquistare 1.000 microchip da applicare ad altrettanti cani per contrastare il randagismo canino, sosterrà le spese dei medici veterinari, liberi professionisti locali, impegnati nelle operazioni di vaccinazione e microchippatura dei cani e sensibilizzerà i proprietari dei cani a non lasciarli liberi se non sotto stretto controllo.
’ulteriore finanziamento ottenuto dall'Associazione è un riconoscimento alla serietà e alla concretezza del suo impegno, un risultato che non sarebbe stato possibile senza la determinazione dei soci di Salviamo l’Orso e di coloro che la sostengono. Il Presidente di Salviamo l'Orso, Stefano Orlandini, ha dichiarato: "Dimostrare che è possibile agire concretamente per la salvaguardia della popolazione di orso più rara al mondo era la promessa che avevamo fatto ai nostri soci ed amici poco più di 2 anni fa. Ad oggi possiamo dire con orgoglio di non aver tradito quella promessa ed il nostro più sincero ringraziamento va a PATAGONIA ed alla Fondazione TIDES che ci forniscono i mezzi per continuare la nostra azione!".