"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

domenica 13 dicembre 2015

L'orsetta Morena è stata rilasciata


Riprendiamo il comunicato dell'associazione Salviamo l'Orso perché corrisponde perfettamente ai nostri sentimenti e alle nostre aspettative sull'orsetta Morena, appena rilasciata nei boschi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

FORZA MORENA!
Adesso possiamo veramente dire che 6 orsacchiotti nati nel 2015 si aggirano nelle faggete del PNALM.
Siamo all'ultimo atto di un'impresa difficile e complicata mai tentata prima con un esemplare di orso bruno marsicano, l'orso (Ursus arctos) più raro sulla faccia del pianeta. I tecnici del PNALM hanno rilasciato in natura Morena, un cucciolo abbandonato da sua madre lo scorso maggio in territorio di Villavallelonga e salvato da morte certa grazie all'intervento dei guardiaparco. A quel momento si decise di tentare ciò che non era mai stato fatto prima, vale a dire la sua reintroduzione in natura, e ciò ha comportato la definizione di un attento protocollo per far sì che l'animale non fosse "imprintato" dall'uomo e che crescesse in peso più in fretta dei suoi coetanei. Ciò che accadrà nelle prossime settimane, e ci auguriamo per molti mesi a seguire, sarà la cartina al tornasole per verificare la bontà di tutte le misure adottate dal servizio scientifico del PNALM in collaborazione e con la consulenza di un nutrito gruppo di biologi ed esperti sia italiani che internazionali. Noi di Salviamo l'Orso abbiamo da subito apprezzato la decisione presa e lo sforzo messo in campo dal Parco, ritenendo che i rischi altissimi di fallimento del progetto fossero ampiamente giustificati dal tentativo di non privare una popolazione a forte rischio di estinzione di una femmina riproduttrice, non solo anche a fronte di un eventuale fallimento il Parco ha accumulato conoscenze importantissime nel campo della riabilitazione dei cuccioli di orso che rimangono orfani in età in cui non possono provvedere a se stessi, una situazione non troppo rara per la specie e che potrebbe ripresentarsi in futuro. Da oggi quindi, attraverso le notizie che il Parco vorrà comunicare, seguiremo l'avventura di Morena augurandoci che passi l'inverno e si tenga alla larga da uomini e villaggi, protetta dai boschi delle sue montagne.

sabato 17 ottobre 2015

L'orso Sandrino ci ha lasciati

Sandrino, foto di Gaetano De Persiis
15.10.2015 – L’orso Sandrino, mascotte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise da quasi 34 anni, si è spento di vecchiaia. Chiamato Sandrino in onore del Presidente della Repubblica nell’anno del suo ritrovamento, l’orso ha sempre vissuto in cattività nell’area faunistica dell’orso di Villavallelonga. Solo da poche settimane era stato trasferito nel Centro Visita di Pescasseroli dove gli è stata prestata assistenza quotidiana fino al decesso.
Il cucciolo poi nominato Sandrino era stato trovato nell’agosto del 1982 nel territorio di Villavallelonga dalle guardie del parco. Nutrito e curato, era diventato un meraviglioso esemplare di orso marsicano, attrattiva per i tanti visitatori del Parco e dell’area faunistica che lo ospitava perché giudicato inadatto alla reintroduzione nel suo ambiente naturale.
Con la morte di Sandrino se ne va un pezzo di storia del PNALM e di un diverso modo di gestire gli orsi “orfani”. Il nostro pensiero va all’orsetta Morena che, cresciuta in cattività ma senza condizionamenti umani evidenti, a breve sarà rilasciata in natura.

domenica 18 gennaio 2015

Undici cuccioli di orso nel PNALM

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

L’orso marsicano ce la sta davvero mettendo tutta per sopravvivere! Nel 2014 sono stati undici i cuccioli di orso marsicano nati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Zona di Protezione Esterna secondo i dati emersi dalla conta delle femmine con cuccioli dell’anno, gestita dal personale dal servizio scientifico del PNALM, dal Dipartimento di biologia e biotecnologie “Charles Darwin” dell'Università La Sapienza di Roma  e dal Corpo Forestale dello Stato (CTA del PNALM e l’UTB di Castel di Sangro) e svoltasi nel periodo agosto-settembre 2014 nell’ambito del progetto Life Arctos con il coinvolgimento di numerosi volontari.
Secondo il report da poco pubblicato sul sito dell’associazione Salviamo l’Orso, le tecniche di rilevazione utilizzate sono state:
  • sessioni di avvistamento in simultanea,
  • sessioni mirate e casuali,
  • video trappole.

Purtroppo il ritrovamento nell’agosto 2014 a Settefrati (Frosinone) di un orsetto morto per cause ancora non definite ha fatto scendere il numero dei cuccioli superstiti a dieci, ma in compenso la notizia di un’orsa con due cuccioli nel Parco Nazionale della Majella – al di fuori della core area del PNALM! - è estremante incoraggiante. Questi dati attestano la grande vitalità della specie e la necessità di ridurne drasticamente le cause di morte riconducibili alle attività umane se si vuole garantirle un futuro nell’Appennino Centrale.

martedì 9 dicembre 2014

Orsa con due cuccioli nel Parco Nazionale della Majella

Il massiccio della Majella

Finalmente una splendida notizia: un’orsa con due cuccioli è stata avvistata nei giorni scorsi nel ParcoNazionale della Majella! L’evento, reso noto dal personale del Parco, è di estrema importanza per il futuro dell’orso marsicano la cui sopravvivenza è strettamente legata, secondo il parere dei maggiori esperti, alla capacità di riconquistare territori idonei, come appunto quello del Parco Nazionale della Majella, da cui la specie era scomparsa agli inizi del secolo scorso per la caccia indiscriminata. Prima di questa lieta notizia, la presenza di orsi sulla Majella era limitata a sporadiche apparizioni di esemplari maschi in dispersione, anche se gli avvistamenti si sono moltiplicati negli ultimi anni a testimonianza del forte potenziale naturalistico che questo parco nazionale esprime per l’orso e non solo.
Ora confidiamo che gli sforzi dell’ente parco si concentrino nel garantire la sicurezza dell’orsa e dei suoi due cuccioli da minacce di origine antropica, per rafforzare la speranza, comune a quanti come noi amano l’orso, che una popolazione stabile possa svilupparsi a breve sulle selvagge montagne della Majella e sommarsi al nucleo storico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

martedì 23 settembre 2014

L’orso di Pettorano ucciso a fucilate e non solo...

Cari amici del blog dell’Orso Bruno, ci eravamo lasciati il 15 settembre con un post in cui preferivamo non azzardare ipotesi sulla morte dell’orso di Pettorano. Le cause, allora, erano ancora da accertare, ma è inutile negare che un po’ tutti avevamo il sentore che l’esemplare maschio di 3 anni trovato cadavere ai lati di una carrareccia ciclabile non fosse morto di morte naturale.

Nel frattempo i quotidiani locali continuavano a riportare, con cadenza giornaliera, di incursioni “sanguinarie” di orsi marsicani nei piccoli pollai di Pettorano sul Gizio. Chi teme per le sorti dell’orso in Abruzzo (e non solo) leggeva con sgomento gli articoli di chi, con poche righe, anziché difendere gli interessi sovraordinati di difesa dell’ambiente e della fauna protetta che l’orso incarna, preferiva difendere opportunisticamente gli interessi di una piccola categoria di persone che, pur avendo tutta la nostra comprensione, non rappresentano certo la collettività tutta.

Ovviamente, in una società prevalentemente urbanizzata come la nostra, non intendiamo emarginare chi, vivendo in aree naturali, si ritrova l’orso davanti casa, tutt’altro. È innegabile che gli orsi non devono avvicinarsi alle case e ai pollai. Questi comportamenti “problematici” sono, purtroppo, il risultato di processi di abituazione dei plantigradi a risorse alimentari “facili”. Favoriti dalla scarsa attenzione di noi umani ad alcuni buoni accorgimenti che si potrebbero riassumere nell’espressione “Vietato dare da mangiare agli animali selvatici”, vanno senz’altro contrastati, ma non con metodi illegali e irrazionali.

Peccato, però, che le soluzioni per dissuadere gli orsi in maniera pacifica e coerente con la legge e le politiche di conservazione della specie non catturino l’interesse di cronisti e lettori quanto i racconti da “Domenica del Corriere” di belve feroci che assaltano animali da cortile e umani di notte.
Nella storia dell’orso di Pettorano per fortuna sono intervenuti i fatti - più efficaci di mille parole! - a ristabilire la verità e a rendere onore al povero orso che, così pericoloso per l’incolumità dei residenti com’era tacciato, è stato l’unico a rimetterci la pelle, secondo un triste copione che si ripete, ormai, da secoli…

Il 16 settembre, l’Istituto Zooprofilattico di Grosseto rivelava le analisi necroscopiche sulla carcassa: l’orso era stato ucciso da colpi di arma da fuoco, per l’esattezza da quattro pallettoni per la caccia al cinghiale. Non solo, le analisi balistiche hanno rilevato che l’animale era stato colpito alle spalle.
La conferma dell’uccisione a fucilate di questo splendido esemplare di una specie gravemente minacciata di estinzione ha sortito reazioni di sdegno non solo in animalisti e ambientalisti, ma anche in chi possiede una coscienza civica e un senso innato di giustizia da ravvisare tutta l’assurda brutalità del gesto.

Caccia a chi, all'orso??
La stampa, purtroppo, non si è fermata nemmeno davanti alla conferma della morte per mano dell'uomo, continuando a parteggiare per la specie che acquista i giornali. Il cliente, in fondo, ha sempre ragione. Così l’orso da vittima torna a essere carnefice di galline e perturbatore della pace di tranquille contrade montane. Non solo, quando il 19 settembre il Corpo Forestale dello Stato, in seguito a indagini serrate, raccoglie la confessione di Antonio Centofanti che ammette di aver sparato all’orso, alcuni quotidiani cominciano a perorare la tesi innocentista del reo confesso, ovvero che costui abbia sparato per errore, cadendo. Occorre ricordare che Centofanti è lo stesso signore che aveva fatto scalpore sulle pagine dei quotidiani locali per essersi ferito in seguito a caduta perché spaventato dall’orso che, nottetempo, razziava le galline del suo pollaio. Il caso era servito ai cronisti – e probabilmente alla pancia, non alla testa, di una certa classe politica di cui si fanno portavoce - per rialzare il capo, scornato dopo il triste epilogo del tentativo di cattura di Daniza in Trentino.

È un evento storico: è la prima volta che nel nostro paese viene arrestato il responsabile della morte di un orso!

L'orso colpito a 30 m
Per fortuna, ancora una volta, le posizioni morbide dei giornalisti nei confronti del colpevole sono state smontate dai fatti. Gli esami balistici dimostrano che l’orso è stato colpito da una distanza di almeno 30 metri, dunque smentendo la tesi dell’incidente ventilata dal Centofanti.

La stampa ha dimostrato una volta ancora di non avere ben chiaro l’interesse supremo di tutelare una specie carismatica come l’orso, una specie dall’indiscussa valenza ecologica, culturale e storica per le comunità montane e non solo, ma sembra che non abbia chiaro nemmeno il più basilare principio di legalità, dal momento che l’orso è specie tutelata a livello nazionale ed europeo.

Tutta colpa di chi ama gli animali!
Dispiace leggere nero su bianco frasi gratuite e perentorie del tipo “[…] animalisti e ambientalisti… tutte quelle persone che amano gli animali ancor più degli uomini…”. A questi signori non passa mai per la mente che noi ci battiamo strenuamente proprio per non privare l’uomo della bellezza e della salubrità di vivere in un ambiente sano, dove la convivenza tra tutte gli esseri viventi, uomini compresi, dovrebbe essere possibile?


E poi cosa rischiano gli eco-malfattori in un paese come l’Italia, se chi dovrebbe fare cultura attraverso l’informazione non fa che mistificazione e demagogia sulla pelle di quell’orso che siamo noi tutti, lettori troppo spesso inconsapevoli??