"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood
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venerdì 25 giugno 2010

Gli orsi bellunesi sono due Uno arriva dal Trentino

BELLUNO. Sta diventando proprio la storia dell’orso. Già, perché adesso oltre a Dino - forse finito a Tarvisio - in provincia di Belluno è passato un altro plantigrado “patentato”. Si tratta di MJ4, maschio, cinque anni, ma soprattutto una gran voglia di viaggiare. E’ lui ad aver colpito a Case Bortot nel maggio scorso. Ma - in questa storia - c’è un’altra certezza: a maggio gli orsi che scorrazzavano in provincia erano due. Resta da capire chi fosse il secondo. Potrebbe essere lo stesso Dino, ma sbilanciarsi non è facile.

Questo dicono le analisi arrivate nelle ultime ore a palazzo Piloni, dopo gli esami fatti tra maggio e giugno nei luoghi attraversati dai pelosi viaggiatori.

MJ4, trentino di nascita, è stato in Svizzera e Sudtirolo, per poi ripiegare un mese fa in provincia di Belluno. «E’ un nome in codice», spiega l’ispettore della polizia provinciale, Franco De Bon, «M e J sono le iniziali dei nomi dei genitori. E’ un metodo di campionamento». Lo stesso orso Dino si chiama tra gli addetti ai lavori “M5”.

La presenza dell’orso trentino a Bolzano Bellunese è certa: qui, nella notte tra il 28 e il 29 maggio scorsi, distrusse un alveare - pappandosi dieci chili di miele - per poi passare pochi giorni dopo a Soffranco di Longarone. Era il primo giugno.

A confermarlo le analisi portate avanti dall’Ispra (l’istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) sui peli, e le tracce raccolte dalle guardie ambientali. «A fine aprile, MJ4 era in Val d’Ultimo, ai confini con Bolzano. L’arrivo nel Bellunese è stato repentino», spiega l’ispettore.

Se due avvistamenti portano la firma - pardon la zampa - di MJ4, sono in cerca di autore tutti gli altri avvistamenti registrati nel Bellunese tra il 23 maggio e il 2 giugno. Resta da risalire quindi al plantigrado autore di incursioni spesso pacifiche a Falcade (il 23 maggio), a San Vito (23-25 maggio), nella trentina Val di Noana (24-25 maggio), a Sappada (28 maggio), ad Auronzo (29 maggio) e a Forcella Scodavacca in comune di Pieve di Cadore (il 2 giugno). La presenza di due animali è a questo punto una questione matematica: «I danni a San Vito e in Val Noana, l’avvistamento a Sappada e il raid a Bolzano Bellunese non sono sicuramente riconducibili allo stesso soggetto», afferma De Bon.

Ricapitolando, gli orsi in provincia almeno a maggio sono stati due: MJ4 da un lato e un secondo esemplare. Impossibile dire se si trattasse di Dino che fino a pochi mesi fa era sempre rintracciabile.

Ma Dino ora potrebbe nascondersi in zona Tarvisio. Nonostante si sia perso il segnale - Dino era stato “chippato” mesi fa - l’orso così chiamato in memoria di Buzzati, ha altri segni particolari. «I colleghi di Tarvisio hanno comunicato di aver visto un orso con una marca auricolare gialla. E’ stato ripreso in un video», conclude De Bon

Fonte: Corriere delle Alpi

venerdì 11 giugno 2010

Continua la raccolta delle firme per la libertà di Dino

La prima azione che abbiamo fatto sabato 5 giugno a Vicenza, per l'orso Dino, è andata bene. Moltissime persone sono venute al tavolo a firmare per lasciarlo in libertà!

SABATO 12  GIUGNO saremo col tavolo NAC a Verona in Piazza Erbe (angolo via Pellicciai ) dalle 10.00 alle 19.00

Saremo presenti in piazza  per chiedere che l'orso Dino venga lasciato in libertà.  Al tavolo sarà possibile sottoscrivere una lettera che sarà inviata al Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo nella quale si richiede che non si proceda ad autorizzare la cattura di Dino ma al contrario si intervenga per proteggerlo.

Ecco la lettera:

Egregio Ministro

Siamo estremamente contrari al fatto che l'orso Dino venga catturato e come noi molte Associazioni animaliste nazionali e moltissimi cittadini. Se quest'orso è arrivato fino alle nostre montagne è un evento unico! In Trentino si è speso molto denaro pubblico, per importare gli orsi, proprio dalla Slovenia e, ora che ne è arrivato uno spontaneamente, si è deciso di riportarlo indietro!

Se Dino venisse catturato e riportato in Slovenia, lì verrebbe sicuramente ucciso. Il fatto che sia arrivato fino a noi è molto positivo e Dino deve venire protetto!  Inoltre la decisione di catturare l’orso per metterlo in cattività o trasferirlo all’estero non rispetta il Protocollo del PACOBACE, ovvero il Piano di Azione per la Conservazione dell’orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali, sottoscritto anche dalla Regione Veneto, che prevede la cattura come misura estrema dopo aver attuato un serie di altre azioni che il Veneto non ha minimamente messo in atto. Gli animali e la natura sono allo stremo a causa dell'uomo; forse Dino è solo uno specchio per alcuni uomini che vedono in lui la loro stessa brutalità. Dino invece non è brutale!  Sicuramente è affamato e quando entra in un recinto nel quale ci sono parecchi animali il suo naturale istinto lo porta ad aggredire “tutto quello che si muove”; purtroppo questi animali, costretti a vivere in spazi rinchiusi, non hanno scampo e non hanno nemmeno un’adeguata recinzione in grado di tener lontano l’orso.

Con la presente Le CHIEDIAMO

  • Di esigere che la regione Veneto rispetti l’impegno assunto dalle amministrazioni locali con la condivisione del Piano d’Azione per l’orso, attraverso la messa in atto di tutte le necessarie misure di sensibilizzazione, informazione ed educazione per la comunità locale, anche utilizzando i diversi media.

  • Lasciare in libertà e proteggere l’orso Dino anche creando dei siti alimentari temporanei in alta quota
  • Chiedere alle amministrazioni locali di mettere in atto gli specifici interventi, come l’installazione di recinti elettrificati, che possano dissuadere l’orso dal predare bestiame domestico o avvicinarsi alle zone abitate.

La prossima settimana le firme raccolte verranno inviate. Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno scritto, chiedendoci informazioni o approvando la nostra iniziativa.

Se ci saranno degli sviluppi importanti vi informeremo.

Cordiali saluti

Il Vicepresidente Anna Maria Pilati

Tel. 347 05 31 108

Mail: info@no-alla-caccia.org

lunedì 24 maggio 2010

Protestano in tanti per dar voce all'orso Dino

La decisione di catturare e trasferire l'orso M5 in Slovenia non avrà effetti immediati per la complessità di tempi e di carte che l'azione richiede, tuttavia il popolo affezionato a Dino e al suo scorrazzare per le prealpi venete è già in subbuglio per una decisione che viene giudicata affrettata.
Il Wwf Italia definisce «inaccettabile che, nell'anno della biodiversità, in Veneto si pensi di togliere la libertà a un animale selvatico così prezioso e raro, simbolo dell'arco alpino e di cui esistono solo una trentina di esemplari. Il tutto considerando che l'orso Dino non ha finora dimostrato seri segni di pericolosità, ma un atteggiamento normale per la specie».
Forte anche la presa di posizione di Marcello Dell'Eva e Anna Maria Pilati presidente e vice del movimento vegetariano «No alla caccia»: «Dino è pericoloso? Invece l'uomo quando durante una battuta di caccia uccide decine di animali fra i quali anche mamme e piccoli, li dissangua e poi li sventra sul posto questa la chiamano caccia di selezione. Questa brutalità non si vede mentre le foto degli animali uccisi da Dino finiscono sui giornali e lo fanno diventare pericoloso e brutale».
Su Facebook, il social network cresciuto in internet, è già partita una campagna di boicottaggio del formaggio Asiago: gira tra gli iscritti una lettera nella quale si chiede di mettere in atto «lo sciopero dell'Asiago» per protestare contro la decisione regionale di catturare e trasferire Dino «lontano e in luoghi non sicuri come la Slovenia», perché notoriamente è meta di caccia grossa per le doppiette in trasferta anche dall'Italia. I promotori la definiscono «un'azione civica che induca a revocare deliberazioni assolutamente impopolari e anti economiche».
Arriva infine una forte denuncia da un'esperta di orsi come Katherine Cozza, che da 25 anni segue per studio, lavoro e passione le sorti dell'orso bruno nel nostro paese, prima con una tesi di master, poi come guardiaparco dell'Adamello Brenta e infine come guardiacaccia della Provincia di Verona. «Trovo molto avvilente che ogni volta che un orso si comporta da autentico orso, sfruttando le risorse che gli capitano a tiro e manifestando tratti caratteriali unici, il progetto di conservazione più serio, scientifico e costoso, mai costruito dai migliori specialisti d'Europa, venga messo a dura prova da attacchi speculativi da parte di chi o ha paura della vita in senso lato oppure è semplicemente disinformato in materia di politiche europee per la conservazione».
«Stupisce leggere come un solo orso, vagante e pasticcione, generi invece mille reali preoccupazioni evocando pericoli impensabili», continua Cozza, «pur essendovi un'organizzazione strategica ottimale e competente atta in teoria a mediare la compresenza di due specie pericolose come le nostre: l'uomo e l'orso».
«Mi stupisce inoltre», conclude l'esperta, «che proprio dai rappresentanti della comunità degli altipiani testimoni viventi dei più atroci e inqualificabili massacri tra uomini che si siano mai visti, venga un allarme tale per un singolo animale, constatato che l'economia montana è artificialmente sostenuta e va in bancarotta se non nevica in inverno e se piove troppo d'estate o se la gente decide di diventare vegetariana».

Fonte: L’Arena.it

venerdì 21 maggio 2010

Il Movimento No alla caccia preoccupato per la sorte di Dino

Cari amici degli animali,

avrete sicuramente sentito parlare dell'orso Dino che si aggira nel vicentino e che rischia la vita solo perché l'uomo si avvale il diritto di decidere se un animale sia diventato "scomodo", "pericoloso" o "inutile".

Vi invitiamo a leggere l'articolo uscito oggi sul quotidiano l'Arena (Verona)

http://www.larena.it/stories/Provincia/152826__gran_consulto_per_decidere_la_sorte_di_dino/

e il Comunicato che abbiamo inviato ai giornali.

Vi invitiamo a scrivere ai seguenti indirizzi, chiedendo che venga tutelata la vita e la libertà di Dino:

Assessore alla caccia Provincia di Vicenza spigolon.marcello@provincia.vicenza.it

Servizio caccia e pesca Provincia di Verona Ivano.Confortini@provincia.vr.it

Assessore caccia Veneto assessore.stival@regione.veneto.it

Il giornale di Vicenza redazioneweb@ilgiornaledivicenza.it

L'Arena  lettere@larena.it

L'Arena redazioneweb@larena.it

L'Arena francesco.prando@larena.it

Sindaco Flavio Tosi sindaco@comune.verona.it

COMUNICATO STAMPA

Quale sarà la sorte dell'orso Dino?

Jurka da quasi tre anni sta vegetando nel recinto del Casteller, i suoi figli sono stati uccisi, molti orsi sono scomparsi;

sarà la sorte anche di Dino?

Noi speriamo che non sia così!

Ancora una volta l'ipocrisia dell'uomo ha fatto bella mostra di sé nei notiziari e nei giornali:

"L'orso Dino ha sbranato un asino! L'orso Dino ha sbranato le pecore!!! "

Solo l'uomo si arroga il diritto di uccidere, tutti i giorni, altri esseri viventi senza essere condannato! E l'uomo non lo fa per necessità, ma per il solo gusto del palato! Gli animali invece, se uccidono per fame sono pericolosi, aggressivi e brutali. Quanti sanno che la caccia causa la morte di circa 50 persone all’anno?

Perché i giornali, le TV, la radio non riportano queste notizie? E perché non si provvede a difendere la vita di queste persone abolendo questa pratica che miete così tante vittime?

Dino è pericoloso? Invece l’uomo quando durante una battuta di caccia uccide decine di animali fra i quali anche mamme e piccoli, li dissangua e poi li sventra sul posto, questa la chiamano caccia di selezione e la brutalità con cui viene fatto chi la vede?

Mentre le foto degli animali uccisi da Dino, il povero asino, la povera pecora, quelle sì sono finite sui giornali e Dino è diventato pericoloso e brutale!

Già molti personaggi famosi della storia hanno difeso gli animali e denunciato la brutalità dell’uomo come per esempio Leonardo Da Vinci che disse: “Hai definito l’uomo re degli animali – io invece direi che l’uomo è il re delle belve feroci, delle quali tu sei la più grande; non hai infatti ucciso gli animali per soddisfare i piaceri del tuo palato, facendo di te stesso una tomba di tutti gli animali? La natura non produce forse cibi vegetali a sufficienza per saziarti?”

I macelli, come i nostri boschi e i nostri laboratori di vivisezione , grondano di sangue innocente e le urla dei milioni di cuccioli, vengono soffocate da pareti spesse, porte chiuse e da censure. Tutto questo fa parte della normalità! Se invece un orso uccide per fame, allora è una bestia brutale e sanguinaria, pericolosa che va eliminata….noi diciamo no!

La vita di Dino come quella di qualsiasi animale va protetta perchè anche gli animali come noi uomini hanno il diritto di vivere e di vivere in libertà secondo la loro natura.

L’uomo potrebbe imparare molto dagli animali, se iniziasse ad osservarli e a capirli; gli animali diventerebbero suoi amici . L’uomo sarebbe meno frustrato, meno aggressivo, con più amici e con più gioia di vivere.

Il Presidente Marcello Dell’Eva

www.no-alla-caccia.org

Deciso il destino di Dino

L’orso M5, meglio noto come orso Dino, deve lasciare la montagna vicentina.
Così è stato deciso al summit convocato oggi ad Asiago dal Prefetto di Vicenza, su stimolo e richiesta dell’Assessore Provinciale alla Sicurezza Marcello Spigolon.
Alla presenza di rappresentanti delle Province di Belluno, Trento e Verona, della Regione Veneto, del Corpo Forestale e dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Spigolon si è fatto portavoce degli amministratori locali e delle associazioni di categoria, in particolare Coldiretti e allevatori, sostenendo la necessità che l’orso Dino trovi ospitalità lontano dal territorio montano vicentino.
L’orso Dino ha infatti un comportamento anomalo, si spinge fino a ridosso dei centri abitati ed è particolarmente aggressivo. Un comportamento, a quanto pare, già noto ai trentini, che infatti qualche tempo lo hanno catturato e provvisto di radiocollare per il monitoraggio.
“Siamo preoccupati per l’imminente stagione di alpeggio –sottolinea l’Assessore Spigolon- per il rischio a cui vanno incontro persone e animali, ma anche per lo stesso orso, che potrebbe essere vittima di un gesto esasperato. Trovare un luogo più adeguato alle sue esigenze è un’attenzione che abbiamo prima di tutto nei suoi confronti.”
Di qui la proposta della cattura e del trasferimento, con molta probabilità in Slovenia, o comunque laddove si riterrà più opportuno in ottemperanza anche del Pacobace, il Piano d'Azione Interregionale per la Conservazione dell'Orso Bruno nelle Alpi Centro Orientali.
Un provvedimento che, dopo confronti e discussione tra i presenti, è stato accettato e anzi valutato come soluzione ottimale. Una decisione, tuttavia, non immediata, visto che dal punto di vista formale a decidere un simile intervento è il Ministero dell’Ambiente su proposta della Regione, la quale deve avere preventivamente sentito l’Ispra e la Provincia interessata. Da parte sua Spigolon ha già attivato gli uffici provinciali perché producano alla Regione Veneto tutta la documentazione necessaria da allegare alla richiesta al Ministero.
Nell’attesa, Spigolon ha chiesto anche un provvedimento d’urgenza per la cattura immediata del plantigrado e la sua custodia temporanea in un luogo sicuro. “Potrebbe essere un recinto - precisa Spigolon - ma non si pensi ad una prigione, quanto piuttosto ad un luogo sufficientemente grande per permettere all’orso di non soffrire. Ricordando, comunque, che è una sistemazione temporanea.” Un’ipotesi credibile è quella di un recinto esistente nel trentino dove già è stata ospitata una femmina di orso con comportamento a rischio.
“Se invece - conclude Spigolon- si dovesse verificare la peggiore delle ipotesi, se cioè quest’orso fosse considerato pericoloso per l’uomo tanto da rendere necessaria una sua custodia permanente, valuteremo la possibilità di dargli ospitalità qui nel vicentino, in un luogo protetto. Con l’obiettivo, anche ma non solo, di incentivare qualche turista a farci visita. A queste condizioni, Dino sarebbe ospite gradito del nostro territorio, ma nel rispetto della sua natura mi auguro che possa stabilirsi altrove, dove poter vivere in libertà e dove poter incontrare femmine con cui riprodursi, per dare continuità ad un gene che, a detta degli esperti, merita attenzione.”

fonte: http://notizie.bassanonet.it

mercoledì 12 maggio 2010

In provincia di Trento tanti cuccioli d’orso e il ritorno del lupo

Femmina con quattro cuccioli. Penisola Scandinava. Foto C. FrapportiLe segnalazioni di orso sono state molteplici sia nella zona del Brenta  (in particolare nei territori di Andalo, Molveno, S.Lorenzo in Banale, Stenico, Ragoli, Montagne, val Meledrio, val Brenta, val Algone,  val di Tovel, Sporminore, Sporeggio, Cunevo, Tuenno) che in alta val di Non (Bresimo), sul m.te Bondone,  Bleggio inferiore e in Val Lagarina.

Durante questo mese si sono avuti i primi avvistamenti dell’anno di femmine accompagnate da cuccioli nati nel 2010; in particolare è stata osservata una femmina con due cuccioli in val di Tovel ed una seconda femmina accompagnata da quattro piccoli nella zona della Paganella. Quest’ultimo caso, con ben quattro nuovi nati, è da considerarsi un evento non comune, mai accertato prima in Italia. La possibile presenza di una o due ulteriori femmine accompagnate da piccoli dell’anno nell’area della val di Non e della val Rendena rimane ancora in attesa di conferma.

L’orso maschio radiocollarato denominato M5 nei primi giorni del mese ha effettuato parecchi spostamenti in provincia di Trento (Folgaria, Rovereto, Trambileno, Vallarsa) per poi spostarsi in Veneto (Val Posina, Altipiano di Asiago, e Lessinia). Questo individuo, in Veneto ha effettuato diverse predazioni principalmente a carico di asini.

Diversi danni di plantigradi, quasi esclusivamente al patrimonio apistico, sono stati registrati anche in Trentino (Val di Ledro, Rendena, Bleggio Inferiore, Val di Non e Vallagarina).

Per quanto riguarda gli animali fuori dal territorio provinciale si segnala il rinvenimento di impronte ed avvistamenti anche in provincia di Brescia (Val Trompia e Val Camonica), in provincia di Sondrio (Val di Mello) ed in provincia di Bolzano.

ACCERTATA LA PRESENZA DI UN LUPO

Sempre nel mese di aprile, precisamente il giorno 13, personale di sorveglianza del Parco Naturale Adamello Brenta impegnato in operazioni di monitoraggio faunistico, coadiuvato da un custode forestale, ha rinvenuto una pista su neve di un grosso canide, nel Brenta nord-orientale. Seguendo la traccia è stato possibile raccogliere alcuni campioni di urina in corrispondenza di punti in cui l’animale ha svolto un’attività di “marcatura”. I campioni organici raccolti sono stati sottoposti ad analisi genetiche da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) di Bologna. I risultati delle analisi, recentemente pervenuti, hanno confermato trattarsi di un esemplare maschio di lupo, appartenente alla popolazione italiana (Canis lupus).

Si tratta dunque di un animale, probabilmente giovane, in dispersione dall’arco alpino centro occidentale, dove dagli anni ’90 si è insediata una popolazione vitale, di provenienza appenninica. Dopo il 13 aprile non sono state segnalate in provincia altre tracce attribuibili a questo esemplare.

La presenza di un lupo, in vita, in provincia, è stata dunque accertata per la prima dopo oltre 150 anni dalla sua scomparsa e segue di un paio d’anni il rinvenimento delle spoglie del lupo della val di Fiemme, la cui provenienza, sempre determinata geneticamente, era invece balcanica. Va infine ricordato che il fenomeno di naturale espansione del lupo dalle Alpi occidentali ha portato negli ultimissimi anni a registrare la presenza di singoli esemplari anche nella vicina Lombardia, in Svizzera ed in Austria.

Provincia Autonoma di Trento

lunedì 19 aprile 2010

“Ora basta con l'orso Dino se no lo uccidiamo noi”

Articolo di Giovanni Matteo Filosofo su "IlGiornalediVicenza.it"

«Dovete prenderlo e portarlo via da questo paese. O lo portate via vivo voi o lo porterete via morto». Riunione "calda" per l'orso, l'altra sera, a Posina mentre Dino lasciava nuove tracce dei suoi spostamenti verso Tonezza, in contrà Valle, dove ha tentato di aprire, senza riuscirci, una gabbia di conigli per sfamarsi.

ESPERTI. Per gli esperti non è pericoloso ma la gente non lo vuole. Ha minacciato di ucciderlo se non verrà trovata una soluzione. Tra i presenti, oltre 200 rappresentanti delle contrade frequentate in questi giorni da Dino-M5, numerosi sono i cacciatori. Gente spiccia che pare non intenzionata ad attendere molto prima di tentare un'azione. La popolazione della vallata ha paura e vuole che l'orso sia catturato e portato via, al più presto. Altrimenti sarà ucciso. È questa la sintesi delle reazioni dell'incontro con la popolazione tenutosi in una palestra strapiena. Una riunione programmata da Comune in collaborazione con la Polizia provinciale, con i tecnici regionali al termine di una settimana di violente scorribande di M5 ai danni di animali domestici, allevati nelle diverse contrade. Due ore, in parte dedicate a meglio conoscere la natura dell'orso bruno e i motivi per la sua reintroduzione nel Trentino.

PROGETTO. La gente, abbastanza pazientemente, ha lasciato che la dottoressa Sonia Calderola, dell'unità di Progetto caccia e pesca della Regione, illustrasse le caratteristiche del predatore: animale solitario, un carnivoro che si ciba anche di vegetali, la predilezione per i boschi misti di latifoglie, la non pericolosità per l'uomo. Mugugni del pubblico, però, hanno accompagnato quest'ultimo dato e l'affermazione che l'orso bruno è tornato e tornerà a ripopolare zone che, con l'abbandono delle colture, si stanno rimboschendo sempre più.

RITORNO. Un ritorno alle origini che innesta il problema delle difficile convivenza con l'uomo, soprattutto se l'orso provenie dalla popolazione slovena. Un animale che ha comportamenti anomali, privilegiando la carne, assalendo animali stanziati vicino alle case, sulle cui carogne torna a cibarsi più volte. Un orso che dal risveglio dal letargo ha percorso in lungo e in largo le Prealpi Veneto-Trentine, da Lamon al Parco delle Dolomiti bellunesi, a Cesio Maggiore, Vallarsa, Trento, Lessinia, Recoaro, e che dallo scorso 11 aprile sembra aver privilegiato Posina. In questo tragitto, Dino ha fatto danni per quasi 4 mila euro, più quelli per le tre ultime asine sbranate. Perdite che la Regione rifonde per intero. Il comandante del corpo di Polizia provinciale, Claudio Meggiolaro, ha illustrato quanto si sta facendo per Dino sul piano dissuasorio e della sicurezza, col pattugliamento notturno delle guardie, dotate di fucili con cartucce di gomma, con cui hanno già sparato. Ma, a questo punto, sono stati gli stessi proprietari degli animali uccisi a protestare la loro rabbia. «O lo portate via vivo voi o lo porterete via morto. E un bandito. Non è un orsetto Yoghi. C'è paura nelle contrade sparse nella vallata. Questo animale è pericoloso, anche per i bambini che a scuola a piedi».

PRESENZA. I cittadini hanno poi poi aggiunto ancor più preoccupati: «Noi non siamo abitati a questa presenza. È facile dire che se lo si incontra bisogna stare calmi. Qui ha mangiato solo carne. Non è normale. E sono ormai tre giorni che non si nutre. Siamo certi che tornerà ad uccidere». Queste sono solo alcune delle affermazioni sentite per voce della popolazione, a cui Meggiolaro ha promesso interventi dissuasori, ma non la cattura immediata dell'orso, dato che per farla servirebbe una decisione dell'apposito ministero e tempo per tendergli una trappola, considerato che, data la mole, un narcotico non avrebbe effetto immediato. Ogni giorno, alle 17, comunque, la polizia farà conoscere ai sindaci di Tonezza e Arsiero il punto di rilevazione della posizione dell'orso, col segnale emesso dal suo radiocollare e captato dal satellite. Claudio Meggiolaro ha poi invitato i posinati a collaborare, telefonando alla Polizia provinciale nei casi e di emergenza e di avvistamento.

L'orso Dino sbanca su Facebook

Hanno superato i 1600 i fan dell'orso Dino, il plantigrade avvistato nella zona di Posina (Vicenza): il maggior sito Facebook che parteggia per lui e' intitolato semplicemente 'Orso' e vi aderiscono persone ispirate dal rispetto della natura ed estimatori dei grandi animali. ''Vorrei essere un orso per rifugiarmi nella mia caverna quando il tempo e' avverso e risvegliarmi quando la primavera torna a scaldarmi l'animo'', scrive una navigatrice. ''Oggi ho avuto molta paura nel leggere dei commenti ad alcuni blog ed articoli che raccontavano la situazione dell'orso Dino in Veneto - scrive un altro - Gandhi diceva che ''La civilta' di un popolo si misura nel modo in cui tratta i suoi animali', e qui invece gia' si imbracciano i fucili''. Infatti, riporta oggi il Giornale di Vicenza, nel corso di una riunione i cacciatori minacciano di trasformarsi in bracconieri e ucciderlo dopo che ha sbranato tre asinelli. I suoi spostamenti vengono seguiti attraverso il radiocollare di cui e' dotato. Un altro sito, con 140 aderenti, si intitola 'L'orso Dino deve vivere!'. Vi si afferma che l'animale non e' pericoloso per l'uomo e che la sua presenza e' positiva sia in termini ambientali che turistici. ''In Abruzzo - commenta un altro simpatizzante - gli orsi sono una grande risorsa per il parco e convivono da decenni con la popolazione. Io credo si tratti solo il caso di saperlo gestire, di farlo allontanare dalle case''.

Fonte: ANSA

giovedì 15 aprile 2010

Cattivo io? Ma se mi sono solo appena svegliato!

Immaginate di dormire per qualche mese, un sonno abbastanza profondo. Tanto da consumare moltissime energie. Pensate che un essere umano di peso medio durante 8 ore di sonno consuma circa 500 Kcal, il corrispettivo di 200g di carne di maiale. Incredibile vero?

Durante il sonno invernale un orso ibernato abbassa il suo metabolismo riducendo il consumo di calorie fino al 70%, bruciando la maggior parte del grasso accumulato prima dell’inverno. Al suo risveglio entra in una fase molto particolare in cui, in modo quasi compulsivo, “recupera” le energie soprattutto sotto forma proteica. Altro che 200g di bistecca di maiale!

Proprio a causa di questo fenomeno del tutto fisiologico, in questi giorni a far parlare di se è M5 orso sloveno che sta banchettando nell’alto Vicentino. M5 sta attaccando soprattutto animali domestici, asini soprattutto e la popolazione locale sembra essere abbastanza spaventata, proprio a causa dell’elevata confidenza che l’orso ha con le zone antropizzate.

«Quanto sta succedendo a Posina – dichiara Claudio Meggiolaro, comandante della Polizia provinciale - è una situazione anomala. Nel caso di M5 ci troviamo di fronte ad un soggetto problematico: è normale che accada che tra cento esemplari d' orso, uno si comporti in un modo del tutto diverso. Di solito, infatti, gli orsi amano starsene sui terreni montani e si cibano di animali selvatici. Questo, invece, non ha paura dell'uomo, si avvicina alle case e assale bestie d'allevamento. Si direbbe che a Posina abbia trovato il suo habitat».

orso-primiero-2_34023 M5 venne catturato ad ottobre nella valle di Primiero e venne rilasciato dopo essere stato radiocollarato (nella foto). «Si tratta di un progetto della Provincia di Trento per la reintroduzione degli orsi. Però questo, che è stato radiocollarato, proveniva dalla Slovenia. Tocca ai trentini dirci come intendono procedere".

L’alto vicentino è una zona che solo negli ultimi tempi ha visto il ritorno dell’orso, in cui la popolazione non ha avuto probabilmente il tempo di capire cosa stesse succedendo, tanto da essere preoccupata e diffidente. Ma ci si può tutelare: «Chi ha animali all'aperto deve ripararli nelle stalle, oppure elettrificare i recinti. – continua Meggiolaro - la Regione prevede dei finanziamenti sia per i danni subiti che per gli interventi di prevenzione».

Meggiolaro poi sconsiglia anche l’iniziativa privata, avvertendo che gli orsi raramente attaccano l’uomo, ma se colpiti da un’arma da fuoco o minacciati possono diventare pericolosi. In caso di emergenza, anche notturna si può chimamare il numero 348 7912700.

«Pensavamo che se ne andasse dopo le prime due incursioni notturne - afferma Andrea Cecchellero, sindaco di Posina, comune che ha fatto da sfondo a molti banchetti di M5 - Invece l'orso pare aver messo radici qui, e la cosa ci preoccupa molto. Nessuno chiede di ucciderlo, ma di sedarlo e di spostarlo in altra zona, questo sì».

Intanto venerdì sera la palestra comunale del paese ospiterà a partire dalle 20.30 un incontro informativo con la polizia provinciale, rappresentanti della Provincia di Vicenza e tecnici dell’ufficio regionale competente. Sarà un momento di confronto per acquisire informazioni utili su come comportarsi per sentirsi sicuri ed evitare di creare situazioni che agitino l'orso tanto da farlo diventare pericoloso per l'uomo.

Intanto l’ente provinciale berico sta attento alle mosse e alle orme di M5 o “Dino” (così battezzato l’anno scorso in onore dello scrittore bellunese Buzzati) e si dice pronto a mettere in fuga l’esemplare originario della Slovenia, magari spaventandolo con rumori, come quelli provocati dagli spari di petardi. E se questo non bastasse si ipotizza anche la cattura. «E’ nel pieno della maturità - spiega l’assessore Provinciale alla Polizia Provinciale e alla Caccia Marcello Spigolon - e per questo alla ricerca di una compagna per accoppiarsi. La nostra speranza è che, una volta constatato che in zona non ci sono esemplari femmine della sua specie, continui altrove la sua ricerca.

Anche nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sicuramente più abituato alla presenza ursina, si registrano danni ad alcuni capi di bestiame. Un pastore di Barrea infatti ha perso 20 animali fra pecore e capre, uccise da un orso che è riuscito ad entrare nell’ovile. Dai primi rilievi sembrerebbe che l’orso – privo di radiocollare – sia uno dei cuccioli di Gemma nel frattempo diventato adulto, lo stesso che pochi giorni fa è entrato in un pollaio di Villetta Barrea, dove ha ucciso una quindicina di galline.

“Il conflitto uomo – orso smette di esistere, laddove preventivamente vengono messe in campo azioni concrete e strategie territoriali - dichiara Massimiliano Rocco, responsabile del programma specie del WWF Italia – L’esperienza fatta in questo senso negli ultimi 2 anni dal WWF in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il CFS nelle aree limitrofe al Parco è eloquente: i numerosi interventi di sistemazioni di recinzioni elettrificate stanno dando oggi i loro frutti”.

“L’allevatore verrà risarcito per le perdite subite come prevedono le norme, e anche se il luogo dell’incidente non rientra nell’area interessata al progetto di prevenzione promosso dal WWF - conclude Rocco - abbiamo deciso di intervenire e dare all’allevatore in comodato gratuito un recinto elettrificato, uno strumento semplice ed efficace che in contesti ben più difficili ha consentito una convivenza tra l’uomo e i grandi predatori”

lunedì 29 marzo 2010

Le parole sono macigni

La natura è buona o cattiva? Lo straripamento di un fiume è un evento positivo o negativo?  Positivo era quello del Nilo che rendeva fertili le terre d’Egitto, ma diventa negativo quando costruiamo in modo scriteriato delle abitazioni nel suo alveo. Un animale selvatico che ha fame e uccide, ad esempio, una lepre si sta comportando in modo istintivo, consono alla sua natura; ma se uccide dei conigli allevati allora diventa un mostro. Dove si trova la verità? La verità, soprattutto di questi tempi, è un’idea che spesso viene formata all’interno delle nostre menti di passivi spettatori delle vicende umane. Una menzogna ripetuta 100 volte diventa verità, affermava qualcuno. Quando allora attraverso i mezzi di comunicazione viene utilizzato un determinato tipo di linguaggio, è facile creare una verità. Che non è la verità, o meglio, è una verità parziale. Le parole sono macigni e soprattutto quelle negative creano una scia di tensione nella nostra mente che rimane impressa. Ricordiamo più le offese, di solito, che le lodi. Queste “tracce” quindi si sedimentano e creano un terreno idoneo per il sospetto, la paura e l’intolleranza. E’ una strategia utilizzata di frequente e la storia dell’uomo ne è piena. Così, chiunque può diventare quello che la massa vuole che diventi: un nemico, un pericolo per la società, una minaccia da sterminare. Basta poco. Anche semplicemente un articolo di giornale.

Sul giornaledivicenza.it, Lucio Zonta, scrive un articolo sul risveglio di un orso, della sua discesa nella Valle del Brenta e del fatto che abbia banchettato con dei conigli di un allevatore locale. Non sto mettendo in dubbio la professionalità del giornalista ma semplicemente affermando che bisogna dosare bene le parole che si usano quando si comunicano concetti legati a temi che sono già delicati per natura come l’ambiente e la conservazione degli animali selvatici. Pensiamo ad ogni volta che si parla di nucleare, cambiamenti climatici e orsi polari.

Quelle parole che prima ho definito come “macigni” sono state evidenziate in modo che ci si possa rendere conto dei toni utilizzati per descrivere l’evento, trasformando una vicenda ordinaria in un pezzo da cronaca nera. Non soffermatevi sulla singola parola ma sull’insieme e in modo obiettivo cercate di capire quale sentimento possa infondere l’uso di queste parole.

L'orso scende in Valbrenta
Strage di conigli a S. Nazario

ALLARME. L'altra sera dopo le 22 in località Merlo ha distrutto alcune gabbie e ucciso più di una decina di animali
Si tratta di un esemplare di grandi dimensioni e affamato che arriva dal Trentino e la cui presenza era già stata segnalata

L'orso è sceso nella Valle del Brenta, poco sopra l'abitato del Merlo di San Nazario, seminando distruzione e facendo razzia di conigli. È successo l'altra notte, intorno alle 22, 30. L'amara scoperta è stata fatta ieri mattina verso le 8. Quando Luigi Campana è giunto sul posto per governare gli animali, gli si è presentata una scena raccapricciante: conigli adulti e piccoli sparpagliati ovunque sul terreno e nelle adiacenze, dilaniati e sventrati; gabbie rimosse e distrutte. Un'ecatombe e una scena orripilante, tanto che non ha voluto che le nipotine vedessero quanto era accaduto.
«Sono salito verso le 8 con la cagnetta Laika. Quando sono giunto sul posto e ho visto il disastro – dice Luigi Campana – non credevo ai miei occhi, anche perché il terrazzamento dove tengo gli animali è pressoché tutto recintato, per evitare spiacevoli sorprese».
Della sessantina di animali custoditi nelle gabbie solo pochi sono scampati alla razzia. Campana ha subito capito che cosa era successo. Venerdì sera, infatti, tra le 22 e le 23, quando in Valbrenta diluviava, uno dei suoi cani, Laika, aveva continuato ad abbaiare furiosamente. Viste le condizioni meteorologiche, però, Luigi non si era avventurato sul sentiero per raggiungere i terrazzamenti poco sopra l'abitato e verificare cosa stesse succedendo.
La triste scoperta è stata fatta solo ieri e ha lasciato Luigi Campana letteralmente sconcertato.
Sull'autore della strage di conigli sembra non esserci dubbio, come riferisce il responsabile della vigilanza di zona, Roberto Rigon.
«La presenza dell'orso era stata segnalata il giorno precedente dal sistema di rilevamento Gps - spiega - Si presume si tratti dell'esemplare che quest'inverno bazzicava sul Massiccio del Grappa, ai confini tra le province di Belluno e di Vicenza. Già l'estate scorsa l'orso era stato avvistato in località Magnola, come riportato da varie testimonianze».
Nella mattinata di ieri è giunto sul posto anche il guardiacaccia provinciale Stefano Dal Cengio che ha fatto i rilievi e fotografato le orme lasciate sul terreno. Si tratta di impronte piuttosto grandi, tali da far supporre si tratti di un esemplare d'orso di notevole dimensioni.
«Dopo il letargo - ha spiegato Dal Cengio - l'orso percorre molta strada per alimentarsi. È piuttosto affamato e quando annusa il cibo, di qualsiasi genere, è in grado di sfondare reti di recinzione e superare qualsiasi ostacolo».
Preoccupazione anche tra altri abitanti della zona. In località Fratta vive T. B. che possiede diverse capre, conigli e galline. Riferisce di aver visto un'ombra proprio l'altra era verso le 22,30 ma ha ritenuto si trattasse di un cervo o di qualche altro animale.
Preoccupato anche il proprietario di un casolare vicino, dove sembra che l'orso abbia abbattuto parte della rete di recinzione e un palo di cemento.

Che dire, chiunque legga questo articolo, si aspetta un animale gigantesco pronto ad uccidere chiunque capiti a tiro.

Oggi, sempre su ilgiornaledivicenza.it è apparso un secondo articolo di Zonta in cui il giornalista cede la parola a Daniele Zovi, comandante per la provincia di Vicenza del Corpo forestale dello Stato. Notate come le parole di un “addetto ai lavori” siano più pacate e venga privilegiato l’uso di toni meno drammatici.

«Nessun pericolo per l'uomo L'orso difficilmente attacca»

LA SCOPERTA. Daniele Zovi, comandante Corpo forestale, svela altri particolari sull'animale segnalato a S. Nazario
«È sostanzialmente vegetariano e si nutre di altri animali solo al risveglio dal letargo. Segnalato dall'Appennino l'arrivo del lupo»

L'orso Dino, contrassegnato dal codice M5, è il principale accusato della strage di conigli perpetrata nella notte tra venerdì e sabato ai danni della famiglia di Luigi Campana, in località Merlo di San Nazario. Il plantigrado, sceso fin quasi a valle, non ha trovato di meglio per sfamarsi che puntare sui conigli.
L'orso è così pericoloso per gli altri animali e per l'uomo? Assolutamente no: lo sostiene Daniele Zovi, comandante per la provincia di Vicenza del Corpo forestale dello Stato.
«L'orso - ha spiegato - è vegetariano e si nutre di altri animali solo al risveglio dal letargo, quando all'inizio della primavera non trova fogliame e altro nutrimento sufficiente dal sottobosco. Animale mitico, non è assolutamente pericoloso per l'uomo. Anzi è stato l'uomo a sterminare gli orsi. Attualmente gli animali vivono nelle montagne di paesi confinanti o vicini all'Italia, Slovenia, Croazia, Romania, Bulgaria. Non si sono registrati attacchi all'uomo, se non da orsi feriti che aggrediscono i cacciatori che, dopo averli colpiti, si avvicinano credendoli morti. Questi animali tendono ad allontanarsi quando fiutano un pericolo: trovarseli di fronte è una esperienza che non mi è mai toccata. Se l'orso si fosse imbattuto nel proprietario dei conigli, sarebbe scappato di gran carriera».
«Gli enti pubblici rifondono i danni provocati dagli orsi e verificati dal personale del Corpo forestale dello Stato o dalla Polizia provinciale - aggiunge il comandante Zovi - Per proteggere greggi o altri gruppi di animali si possono costruire recinti attraversati da elettricità: quando l'orso li tocca subisce la scossa e se ne va».
«É possibile che l'orso codificato come M5 - dice ancora il dott. Zovi - sia arrivato nel Bassanese dal Trentino, dov'è stato creato, alcuni anni fa, l'unico nucleo, in Italia, di questi animali che erano in via di estinzione. Tra maschi e femmine sono in numero compreso tra 25 e 30. Sono erranti gli esemplari giovani. Io ho operato anche sull'Altopiano di Asiago dove ho potuto accertare passaggi di orsi, che una volta raggiunta la maturità sessuale tornano in Trentino. Mi auguro che l'orso di S. Nazario rimanga il più possibile nei nostri territori perché, come altri animali quali la lince e il lupo contribuisce all'equilibrio dell'ambiente».
«É segnalato anche l'arrivo, dagli Appennini, di qualche giovane lupo».
«L'orso adulto pesa circa 250 chili ed è tutto muscoli. É un gran camminatore e in una notte può percorrere anche 50 chilometri. È più veloce dell'uomo nella corsa e supera dislivelli impensabili, riuscendo ad arrampicarsi sulle rocce. Si muove cercando di evitare l'uomo».
L'orso Dino, codificato come M5, può avere secondo il dott. Zovi un'età compresa tra uno e tre anni, e pesare circa 90 chili.
Si potrebbe creare nella nostra provincia un nucleo di orsi, come in Trentino?
«Il costo di una tale operazione è elevato e il Trentino è ricco. Noi invece dobbiamo fare i conti con Roma. Ogni orso che abita nella provincia di Trento ha una sua scheda e l'animale sceso fino a San Nazario può essere identificato anche tramite le tracce organiche o qualche pelo lasciato per strada».

Dove si trova quindi la verità? Non dimentichiamoci che la convivenza fra l’orso e la nostra specie deve nascere dalla consapevolezza che siamo noi ad aver “invaso” il suo territorio. E che siamo noi la specie che ha la possibilità di comprendere il suo comportamento e fare qualcosa affinché possa esserci una proficua e pacifica convivenza.  Non permettiamo quindi alle parole di interporsi fra noi e il futuro di questa specie.

giovedì 9 luglio 2009

Le analisi genetiche lo confermano: l’orso Dino non è solo

Si moltiplicano le segnalazioni di orso nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e nel bellunese in generale.
Agli avvistamenti della scorsa primavera si sono aggiunti, in questi giorni, quelli della Val di Canzoi, alle porte del Parco, e la foto scattata da turisti spagnoli ad un orso nella zona dell’Agner.
Nel frattempo, proprio in questi giorni i laboratori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) hanno inviato all’Ente Parco e alle altre Amministrazioni che controllano gli spostamenti degli orsi sulle Alpi, i risultati delle analisi genetiche effettuate sui campioni di feci di orso raccolti dal personale del Corpo Forestale dello Stato in Valle del Mis, nel cuore del Parco, il 17 aprile scorso.
L’orso, battezzato “Dino”, in onore di Dino Buzzati, è stato identificato dai genetisti con la sigla certamente più “scientifica” ma un po’ più fredda, di M5.
Si tratta di un orso “nuovo”, ovvero il cui DNA non è mai stato trovato nei campioni raccolti fino ad oggi sulle Alpi. M5 è un maschio, il cui patrimonio genetico non corrisponde a nessuno dei fondatori della popolazione trentina e non è compatibile nemmeno quale discendente degli orsi fino ad oggi identificati in Trentino. Si tratta quindi, con molta probabilità, di un esemplare proveniente da est.
Allo stesso orso appartengono anche i campioni raccolti dalle guardie provinciali, tra aprile e maggio, in Cadore, a Seren del Grappa e a Cortina.
DNA dello stesso orso è stato raccolto anche in provincia di Bolzano, a Marebbe, a metà maggio.
L’ISPRA ha comunicato anche i dati genetici dei campioni raccolti dagli agenti della Polizia provinciale in Val del Grisol il 13 maggio.
Appartengono all’orso identificato con il codice KJ2G2: si tratta del maschio di 3 anni, nato in Trentino, lo stesso che fino allo scorso autunno si trovava nella zona dell’altopiano di Asiago. L’orso KJ2G2 è stato campionato in maggio dalle guardie provinciali anche ad Auronzo e DNA dello stesso animale è stato raccolto in Austria, nel Parco Nazionale degli Alti Tauri, il 2 giugno scorso.
“I risultati delle analisi, – ha dichiarato il Direttore del Parco, Nino Martino – sono di notevole interesse e permettono di ricostruire i grandi spostamenti che questi animali compiono attraverso le Alpi, superando le invisibili barriere amministrative, costruite dall’uomo tra province, regioni e stati. Siamo contenti che Dino non sia il solo orso che frequenta il Parco e seguiremo con interesse tutti i loro futuri spostamenti”.
“Particolarmente significativa – ha detto il Presidente Guido De Zordo – è la nuova comparsa dell’orso in Val Canzoi in questi ultimi giorni, in concomitanza con la festa del Parco. L’orso infatti è stato, quest’anno, la mascotte della festa. Non sappiamo ancora se l’orso della Val Canzoi sia Dino, KJ2G2 o un altro esemplare, in ogni caso è certamente il benvenuto”.

Fonte: parks.it