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| Orso bruno marsicano - Foto di G. De Persiis |
Alle 5.50 di venerdì 21 giugno 2013, un esemplare di orso bruno marsicano è stato avvistato da alcuni escursionisti nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie di Sora, in provincia di Frosinone.
Lo stupore per la presenza dell’orso in un’area in realtà storicamente frequentata da questi animali è subito rimbalzata su alcune testate giornalistiche locali. Quello che dispiace a quanti hanno a cuore la sorte della popolazione relitta di orsi bruni dell’Italia centrale è il taglio allarmistico, in perfetto stile “Grizzly, l’orso che uccide”, in cui è stata diffusa la notizia, tacendo la straordinaria valenza naturalistica dell’avvistamento. La prossimità del luogo di culto, insieme alla rarità dell’evento, ci avrebbe lasciato supporre una lettura in chiave religioso-miracolistica dell’accaduto, anziché esagerare la minaccia che l’orso rappresenterebbe per l’uomo. Altrimenti come spiegare frasi come “escursione col brivido”, “un brivido lungo la schiena, il sangue che si gela nelle vene”, “scatta l’allarme”, “l’impervia area viene battuta palmo a palmo per almeno cinque ore”?
L’incontro con
un orso è sicuramente emozionante, perché raro e inaspettato. È comprensibile che
possa generare un innato timore. Tuttavia ci appare ingiusto che il fortunato avvistamento
di un raro esemplare di orso bruno marsicano sia stato
descritto con termini che tradiscono un’accezione negativa, senza ricordare il
fatto che non si sono mai registrati attacchi all’uomo da parte di questa sottospecie endemica dell’Appennino Centrale e l’assoluta
necessità di tutelarla. Se fosse vero quanto scritto su alcuni quotidiani del
frusinate, risulterebbe che l’esemplare avvistato nei pressi della chiesa
sarebbe stato braccato come una “tigre scappata da un circo”. Che il “circo” in
questione sia il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di cui l’orso bruno
marsicano è il simbolo, ad appena una decina di chilometri di distanza da Sora,
la dice lunga sul ritardo culturale dei quotidiani italiani sui temi della
protezione della natura.
La sfida alla
conservazione dell’orso bruno marsicano in un ecosistema così fragile, perché
fortemente antropizzato, come quello dell’Appennino Centrale passa anche per
una corretta informazione sulla vita e le abitudini di questo animale
straordinario. A tal fine, sarebbe auspicabile che la presenza del plantigrado
in un’area da esso attualmente meno frequentata non desti nella popolazione sentimenti
ostili, ma sia salutato come un ennesimo segnale di vitalità di una specie
ridotta sull’orlo dell’estinzione dalle intemperanze umane e una ritrovata
opportunità di valorizzazione di un territorio nel quale l’orso dovrebbe essere
di casa. - La civiltà di un popolo -
come sosteneva Gandhi - si vede dal modo
in cui tratta i propri animali. - Questa affermazione è, a nostro parere,
ancor più vera se si considerano quelle creature che vivono “lontane” dal nostro
universo urbano e tecnologico, cioè gli animali selvatici.
La stessa
stampa, che vede nell’incontro con l’orso un’occasione per richiamare paure
ancestrali nei lettori, non dovrebbe ignorare il forte valore simbolico dell’evento di Sora: la presenza del plantigrado nei pressi della chiesa della Madonna
delle Grazie richiama alla memoria San Romedio e l’orso ma, soprattutto, l’insegnamento
di amore per la natura e gli animali selvatici, mai così attuale, che ci ha
trasmesso San Francesco. Non è un caso che l’attuale papa abbia scelto di
chiamarsi come il santo di Assisi. Peccato che la gran parte della stampa
preferisca evidenziare piuttosto la professione di povertà del nuovo pontefice che
diffondere i suoi continui messaggi per un maggiore rispetto del creato, forse
per non scontrarsi con interessi economici sempre più pressanti.
In un paese dove gli attacchi alla storia, alla cultura e alla fauna selvatica sono quotidiani, non deve spaventare l’avvistamento straordinario di uno degli ultimi orsi marsicani!
Mario Cipollone
"Hombres deben ser custodios de la creación, del designio de Dios inscripto en la naturaleza".
(Papa Francesco, 19.03.2013)





