"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

domenica 11 maggio 2008

Orsa morta a Lecce dei Marsi: la posizione del WWF

Un Orso marsicano ucciso è stato rinvenuto oggi in località Lecce dei Marsi, nella fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per il WWF si tratta di un episodio inaccettabile, un ennesimo duro colpo alla popolazione di questo animale. La notizia è ancora più grave perché si tratta di una femmina adulta che sembra essere stata deliberatamente uccisa con veleno, lo stesso che aveva colpito altri due esemplari nell’ottobre scorso. L’Orso marsicano, di cui non restano che 40-45 individui in tutto l’Appennino, è una delle specie più preziose della nostra fauna. Il WWF ricorda che negli ultimi due anni sono stati già uccisi 6 esemplari in alcune aree critiche della stessa regione.

Il WWF chiede a cosa abbiano portato le indagini sulle precedenti uccisioni. Questa pessima notizia, che tra l’altro arriva a pochi giorni dalla Giornata mondiale per la Biodiversità, ci induce a richiedere con forza ancora una volta un presidio serrato e soprattutto coordinato delle forze di polizia investite di questo compito. Solo così sarà possibile concentrare gli sforzi di tutela in quell’area che ormai sappiamo essere particolarmente delicata per l’Orso marsicano e per molte altre specie protette come lupi, aquile, grifoni, spesso vittime di bocconi avvelenati. E’ giunta l’ora che Governo e le istituzioni che hanno la responsabilità della gestione del territorio prendano scelte anche impopolari per permettere di lasciare uno spazio vitale a queste specie e fare in mode che l’Orso marsicano continui a vivere nelle nostre montagne appenniniche.

Oggi la sfida per salvare dall’estinzione l’orso bruno marsicano deve partire da un progetto comune e una strategia condivisa dalle amministrazioni nazionali e locali come dalle comunità locali e dall’intera società civile. La promozione e la ratifica del PATOM, il protocollo d'intesa per la redazione del piano d'azione interregionale sull'orso marsicano, ha contribuito a promuovere questo coordinamento ma si deve in tempi veloci passare dalle parole ai fatti e promuovere, in maniera coordinata tutte quelle azioni locali e necessarie per tutelare il nostro amico orso. L'obiettivo principale deve essere la promozione di una strategia comune che veda coinvolti persone e strumenti per il contrasto del bracconaggio e contrasti quelle modifiche ambientali che stanno riducendo l’habitat dell’orso. Ogni sforzo deve essere compiuto per fermare l’uso di bocconi avvelenati, la caccia illegale, la distruzione di boschi e foreste, il consumo e l’occupazione del territorio necessario a questo mammifero, mitigare i conflitti con le attività umane quali zootecnia e agricoltura, favorire la ricerca ed il monitoraggio degli esemplari per garantirgli risorse e ambienti adatti alla loro sopravvivenza garantendo lo stop a tutte quelle attività eventualmente svolte nelle aree di presenza dell'orso che siano innegabilmente incompatibili con la sopravvivenza di questo magnifico animale a rischio.

L'orsa è morta probabilmente per difendere i suoi cuccioli, ma non si esclude l'avvelenamento

Si sarebbe sacrificata per difendere i suoi cuccioli dall’attacco di un altro orso. E forse il suo sacrificio non è stato inutile. Sulla carcassa del plantigrado ritrovato morto nel bosco di Lecce nei Marsi venerdì mattina sono stati rinvenuti numerosi segni di aggressione da parte di un altro animale, quasi certamente un orso. L’orsa è stata sottoposta a radiografia per evidenziare lo stato degli organi e dei tessuti muscolari. “Crediamo di sapere al 90 per cento quali sono le cause del decesso”, dichiara il direttore dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, Enzo Caporale, “non è stata una morte naturale, ma una morte indotta. Non dovrebbero esserci dubbi, per noi le cause sono chiare”. In merito alle ferite (letale quella al collo) sulla carcassa dell’orsa, deceduta almeno 36 ore prima del ritrovamento da parte di alcuni operai forestali, Caporale ha spiegato che “buchi e ferite si rinvengono sempre in un animale ritrovato in natura, perché i predatori sono all’opera in ogni situazione”. Vicino alla carcassa sono state ritrovate impronte di un altro orso.

LE IPOTESI. Tuttavia, i dubbi non sono stati fugati completamente: non si spiega altrimenti la presenza di vomito, di feci e la bocca serrata, chiari segni di avvelenamento. Solo l’esame tossicologico potrà chiarire con precisione le cause della morte. La prossima settimana sarà eseguito l’esame istologico, un’indagine veterinaria su cuore, polmoni e fegato finalizzato a verificare se l’animale possa essere rimasto avvelenato a causa dell’ingestione di anticrittogamici tipo “disulfan”, utilizzati in agricoltura. “Una cosa, però”, spiega il vicequestore aggiunto del Corpo forestale dello Stato, Luciano Sammarone, “possiamo dire: l’uccisione non è avvenuta con un colpo di arma da fuoco”.

AVVELENAMENTO ED AGGRESSIONE. Non si esclude peraltro la concomitanza di due eventi: l’orsa, cioè, potrebbe essere rimasta vittima di un avvelenamento e quindi attaccata in un momento in cui il suo fisico era fortemente debilitato. Del resto, chi ha avuto l’occasione di assistere alla scena di un’orsa che difende i propri cuccioli riferisce di un animale insuperabile, pericolosissimo anche e soprattutto per gli orsi maschi. E’ sempre la femmina a prevalere e a mettere in fuga l’orso che avesse intenzione di uccidere i cuccioli per farla tornare in calore, pronta all’accoppiamento. Negli USA gli orsi bruni praticano il cosiddetto infanticidio. Un maschio adulto uccide i cuccioli di un altro orso per rendere la femmina sessualmente recettiva.

I CUCCIOLI. L’orsa uccisa a Lecce nei Marsi, nell’ampia zona conosciuta come Fonte Lice, aveva ancora latte (poco) da dare al cucciolo o ai cuccioli (in genere si svezza un orsetto oppure tre difficilmente viene partorita una coppia). Non era latte “giovane” ma di almeno un anno e mezzo prima. Si sospetta che i cuccioli abbiano un’età di un anno ed otto mesi.

LE RICERCHE. Ieri sono stati battuti circa 80 ettari di montagna, che aggiunti ai 25 di venerdì superano ampiamente i 100. Se i cuccioli fossero stati più piccoli sarebbero stati sicuramente ritrovati, vivi o morti. Quindi si presume che siano riusciti ad allontanarsi e a sopravvivere. Il Corpo forestale dello Stato ha utilizzato anche un elicottero. Almeno 20 uomini, tra forestali e Guardie del Parco, hanno perlustrato i boschi. Non sono state trovare carogne avvelenate, bottiglie sospette o animali morti. Nei casi precedenti – l’uccisione di Bernardo, della sua compagna e di un altro orso nell’estate di un anno fa – dopo poche ore fu ritrovata una carcassa avvelenata. In questo caso le ricerche hanno dato esito negativo, anche se continueranno già da questa mattina. Nel verde lussureggiante del Parco si sono visti anche gli uomini del Cites, il nucleo investigativo sul commercio internazionale di fauna protetta. Il sovrintendente Marco Fiori ha affermato che “indagare su questi casi è difficile in quanto è stata ritrovata in un bosco molto fitto e questo limita la ricerca di elementi utili alle indagini”. La Procura ha aperto un’inchesta.

IL PARCO. Il presidente del Parco, Giuseppe Rossi, il direttore Vittorio Ducoli e il comandante regionale della Forestale, Davide De Laurentis (ieri sul posto), auspicano che possa trattarsi di morte per cause naturali. “Non si può comunque abbassare la guardia rispetto agli atti di aggressione alla fauna del parco”, affermano dall’Ente, “ricordando quanto avvenuto nei mesi passati e rispetto alle polemiche sulla tutela delle specie protette”.


QUI il video del ritrovamento

fonte: Il Centro 11.05.08

Mamma orsa

La figura dell'orsa è per molti popoli il simbolo stesso della maternità proprio a causa del legame speciale che la lega ai suoi cuccioli. Mamma orsa partorisce in media 1-2 cuccioli. Dopo il parto le orse curano e seguono i loro cuccioli per un periodo che può superare i tre anni. Basta osservare l'atteggiamento di mamma orsa per capire quanto possa essere amorevole e delicata ma allo stesso tempo vigile e combattiva verso le potenziali minacce per la sua prole. Questo atteggiamento ha impressionato dall'alba dei tempi l'uomo e le culture che ruotano intorno alla figura dell'orso.
In Grecia Callisto diventa una madre celeste per amore di suo figlio Arcade diventando l'orsa maggiore e per Aristotele e poi per Plinio, l'orsa partorisce dei cuccioli che acquisiscono la loro forma definitiva solo dopo essere stati leccati accuratamente. Proprio questo simbolismo verrà ripreso dal Cristianesimo per descrivere come la madre chiesa attraverso il battesimo "plasma" il nuovo cristiano. Nella Grecia arcaica esisteva anche una dea chiamata Panagia Arkudiotissa, la madre orsa. La stessa Demetra, una delle Grandi Madri dell'antichità, veniva rappresentata sotto forma di orsa forse anche a causa della sua relazione con la ciclicità della natura: come Demetra si sveglia dall'inverno per dare vita alla Terra così l'orsa esce dalla sua tana con i cuccioli, simbolo della vita stessa che si rigenera. La natura materna dell'orsa si contrappone quindi a quella guerriera e sanguinaria del maschio della stessa specie. Orso ed orsa diventano quindi lo yin e lo yang, le due facce della stessa medaglia, eros e thanathos, morte e continuazione della specie.
Le credenze baltiche riferiscono l'antica relazione della dea Laima con l'orsa. Fino a metà del ventesimo secolo una donna incinta o in puerperio veniva chiamata "l'orsa". Le donne, riunite intorno alla partoriente, pronunciavano le parole "l'orsa sta arrivando". Nell'area baltica, la dea del parto probabilmente veniva immaginata come un'orsa, proprio come avveniva nell'Europa antica.


Questo post è dedicato a tutte le mamme, soprattutto alle mamme orse: quelle rinchiuse nei recinti, che non sanno che i loro cuccioli sono stati uno a uno barbaramente uccisi; a quelle rinchiuse nelle gabbie, che ignorano il fatto che i loro cuccioli diventeranno fabbriche illegali di bile; a quelle negli zoo che vedono i loro cuccioli diventare feticci mediatici; a quelle dal manto bianco che non sanno che un domani i loro figli non potranno vivere più negli sconfinati deserti artici; questo post è dedicato a tutte quelle orse che non potranno più, in alcun modo difendere i propri cuccioli dalla cieca stupidità dell'uomo.

sabato 10 maggio 2008

Comunicati stampa del PNALM sull'orsa trovata morta

Stamattina in territorio di Lecce dei Marsi è stata segnalata dal personale del Parco la presenza di una carcassa di orso adulto femmina.

Sul posto si sono recati i Responsabili del Servizio di Sorveglianza e del Servizio Scientifico del Pnalm insieme al Coordinatore del CTA del CFS Luciano Sammarone.

Dai primi rilievi emerge forte il sospetto di morte per avvelenamento. “Se tale sospetto trovasse conferma – dichiarano il Presidente Giuseppe Rossi e il Direttore Vittorio Ducoli -si tratterebbe di un ulteriore inaccettabile atto di sfida al Parco in un momento in cui l’Ente sta recuperando la sua piena operatività in tutti i settori istituzionali; da quello della conservazione a quello della promozione del territorio.” L’Ente infatti sta lavorando molto al coinvolgimento dei cittadini e degli operatori sulle problematiche del Parco. Come ad esempio la costituzione delle consulte per le associazioni di categoria, la riapertura del circuito delle strutture di servizio, le iniziative nel campo del turismo, dell’agricoltura e della zootecnia con l’impianto di frutteti ed il pagamento di tutti i danni provocati dalla fauna protetta, sino al mese di marzo del corrente anno. Iniziative queste, che sembrano bene accette dal territorio che in più sedi ha manifestato apprezzamento e disponibilità alla collaborazione. Il Parco chiederà comunque alle altre Istituzioni competenti un dettagliato monitoraggio del territorio anche in relazione alle frequentazioni umane per stabilire più puntuali misure preventive e repressive.


Pnalm – Pescasseroli 9 maggio 2008

Ufficio Stampa – Comunicato n. 31


Il Presidente della Comunità del Parco Alberto D’Orazio: ”Basta rabbia e amarezza. Occorrono i fatti”

Rispetto alla gravissima notizia della morte di un altro esemplare di orso marsicano il Presidente della Comunità del Parco dichiara che: “non basta più la rabbia e l’amarezza occorrono fatti concreti e l’assunzione di responsabilità precise da parte di chi è preposto al controllo dell’area protetta e del territorio contiguo dove operano tre corpi di vigilanza, Guardie del Parco, Corpo Forestale dello Stato e Carabinieri, che a sette mesi di distanza dai tragici eventi dell’ottobre scorso non sono ancora in grado di dare risposte circa i responsabili del massacro degli orsi che rappresenta una ferita grave per tutte le popolazioni del Parco. “


Pnalm - Pescasseroli 9 maggio 2008

Ufficio Stampa – Comunicato n. 32






venerdì 9 maggio 2008

Ecco il servizio dell'edizione delle 14.00 del TG3 Abruzzo sull'orso di Lecce dei Marsi
(scusate per la pessima qualità del video)