"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

venerdì 9 maggio 2008

Trovato morto un orso vicino Lecce dei Marsi

Un orso e' stato rinvenuto morto stamani nei pressi di Lecce dei Marsi (L'Aquila) il cui territorio ricade parzialmente nell'area protetta del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Al momento si sa solo che sono intervenute le guardie forestali.

L'orso, del cui decesso le cause sono ancora da accertare, e' stato trovato in una zona di protezione esterna del parco d'Abruzzo, in localita' Fonte Lice. Alle indagini, oltre ai forestali di Gioia dei Marsi, collaborano i colleghi della polizia giudiziaria della procura di Avezzano che nel settembre scorso, apri' un'inchiesta sulla morte di tre orsi, tutti rinvenuti in zona parco.

A presto ulteriori aggiornamenti....

mercoledì 7 maggio 2008

Conversazione con gli orsi

8 maggio 2008 - ore 17,00

AULA GHIGI Via San Giacomo 9 Bologna

CONVERSAZIONE CON GLI ORSI

Rita Barchetti Laboratorio Permanente Studi sullo Sciamanesimo (Prof.ssa Carla Corradi Musi)
Dip. di Lingue e Letterature Straniere Università di Bologna e Lida Di Iorio Ass. Caracult

incontrano

FRANCESCO ZACCANTI, DOCENTE DI ZOOLOGIA BES

Nel contesto delle iniziative

Antiche tradizioni a rischio di estinzione e culto dell'orso

Costumi, tamburi, paraphernalia degli sciamani ugrofinnici e siberiani della Collezione Pentikäinen

I POPOLI DELL'ORSA MAGGIORE

Lungo la via degli Orsi e degli Sciamani


SISTEMA MUSEALE D'ATENEO

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

PERCORSO ESPOSITIVO presso i

MUSEI DI ZOOLOGIA, ANATOMIA COMPARATA, ANTROPOLOGIA

DIPARTIMENTO DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MODERNE - SEZIONE DI FILOLOGIA UGRO-FINNICA.

In collaborazione con l'UNIVERSITÀ DI HELSINKI, l'UNIVERSITÀ DI LAPPONIA e il DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA EVOLUZIONISTICA SPERIMENTALE (BES)

e l'UNIONE BOLOGNESE NATURALISTI

info iniziative www.caracult.it

Info: caracultassociazione@gmail.com

lunedì 5 maggio 2008

Perchè i muscoli degli orsi non si atrofizzano durante l'ibernazione?

Gli orsi restano nei loro ripari invernali per molti mesi all'anno, in cui la loro temperatura corporea scende di quattro gradi sotto a quella normale ed essi non mangiano, non bevono e non mostrano nessuna attività percepibile. Negli uomini, l'inattività porta a un'atrofia dello scheletro, che perde calcio, e dei muscoli, in cui si riduce il numero e la dimensione delle cellule. Sorprendentemente,Henry J. Harlow dell'Università del Wyoming ha scoperto che questo non avviene invece nell'orso bruno americano. L'orso perde infatti il 23 per cento della sua forza durante un periodo di inattività di 130 giorni, mentre un essere umano ne perderebbe, secondo le stime più attendibili, il 90 per cento. La scoperta è stata descritta in un articolo pubblicato su «Nature». I ricercatori hanno eseguito biopsie sugli orsi all'inizio e alla fine dell'inverno, scoprendo che gli animali non mostravano nessuna riduzione apprezzabile nel numero e nelle dimensioni delle cellule che costituiscono i muscoli. I ricercatori hanno anche usato un sistema non invasivo che permette di misurare la forza dei muscoli della zampa dell'orso. Probabilmente, gli orsi ottengono questi risultati per mezzo di due meccanismi diversi. Da una parte, questi animali sono in grado di riciclare l'azoto dell'urea e riutilizzarlo nella sintesi delle proteine, per mantenerne il tono muscolare corretto. Inoltre, gli orsi esercitano i loro muscoli mediante piccole contrazioni anche durante il periodo di ibernazione. Lo studio di questi meccanismi potrebbe trovare applicazione ai lunghi voli nello spazio, dove uno dei problemi più grandi è proprio l'atrofia dei muscoli e dello scheletro in seguito alla prolungata esposizione a una gravità ridotta.

Fonte: Le Scienze

domenica 4 maggio 2008

La torre del diavolo (o dell'orso??)

La Devils Tower è una formazione geologica che si erge sulla pianura del Nord-Ovest del Wyoming, per più di 206 metri dalla sua base e raggiunge i 1534 metri sul livello del mare. Si presenta come un cono con le pareti quasi verticali e la cima spezzata. Sulla sommità si trova una superficie pianeggiante e rotonda di 0,6 ettari. La sua sbalorditiva ed unica forma è frutto di un’evoluzione geologica di antichissime origini. Circa 60 milioni di anni fa, infatti, del magma proveniente dagli strati più profondi della terra si intruse tra le rocce sedimentarie più superficiali. Solidificandosi il magma colò lungo i lati del cono dando alla Devils Tower quelle sue caratteristiche striature verticali. Nel tempo, un lentissimo processo di erosione portò alla luce la formazione geologica così come oggi noi la conosciamo.
Ma la leggenda della formazione della Devils Tower è legata a filo doppio con le leggende degli indiani d'America e con gli orsi: il rilievo è considerato un importante luogo di purificazione per molte tribù di Pellerossa; si racconta che molti capi Pellerossa, tra cui Toro Seduto e Cavallo Pazzo, si siano recati a meditare e a pregare alle sue pendici. Prima dell'arrivo dell'uomo bianco nel Wyoming, la collina aveva tanti nomi quante erano le tribù di Pellerossa a essa legati: per i Kiowa era "Aloft on a rock", per i Cheyenne e i Crow "Bear's Lair" o "Bear's Lodge", per gli Arapaho "Bear's Tipì", e l'elenco potrebbe continuare a lungo.
Nel 2005 fu proposto di aggiungere all'attuale "Devils Tower" la dicitura "Bear Lodge National Historic Landmark", sottolineando le antiche tradizioni dei nativi americani, ma la proposta incontrò opposizione e non se ne fece nulla.
I continui riferimenti all'orso nei nomi dei nativi americani non sono casuali: una leggenda narra che fu il Grande Spirito a creare il massiccio, sollevando il suolo, per salvare da un orso due giovani Sioux. In un'altra versione, sono due giovani Sioux a pregare l'aiuto del dio Watan Tanka per salvarsi dalla furia di un gigantesco orso. In un'altra poi si racconta di 7 fanciulle pellerossa che inseguite da un gigantesco orso si arrampicarono, x sfuggirgli, su una roccia pregando il loro dio di salvarle. Grazie all’intervento divino la pietra divenne sempre più alta consentendo alle ragazze di raggiungere il cielo e di trasformandosi poi nelle stelle Pleiadi. I nativi con queste leggende spiegavano la causa delle lunghe crepe verticali presenti nel massiccio: per loro erano le tracce delle unghie dell'orso che inutilmente aveva cercato di arrampicarsi.

sabato 3 maggio 2008

A Villavallelonga gli orsi e i lupi saranno più protetti

Il polmone verde più antico ed esteso d'Europa, terra di orsi, agrifogli e faggi secolari, "respira" nel Parco Nazionale d'Abruzzo. Il comune di Villavallelonga ha ceduto la gestione dei 1.600 ettari della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara, all'ente parco per nove anni per un affitto complessivo di 423 mila euro. fondi destinati a ripianare le "falle" nel bilancio e migliorare i servizi.
"Con la gestione diretta della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara", afferma il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, "l'attenta politica di conservazione dell'ambiente naturale dell'area protetta si arricchisce di un altro tassello: la faggeta degli Appennini a Taxus e Ilex, una formazione forestale protetta dalla normativa europea che trova a Villavallelonga una delle massime espressioni. La scelta gestionale è mirata a una rigorosa conservazione", precisa Rossi, "imposta dalla peculiarità ambientale del territorio che richiede anche da parte delle comunità locali la rinuncia, possibilmente e compatibilmente con le effettive esigenze a utilizzazioni e consuetudini tradizionali locali". Quel "tesoro" naturalistico, quindi, dove scorrazzano orsi ed altri animali protetti e vivono faggi con oltre 5 secoli sulle spalle, va salvaguardato. "L'accordo con l'amministrazione", conclude Rossi, "è la riprova che le strade della conservazione e dello sviluppo si possono incontrare in un quadro di reciproca disponibilità e collaborazione. Questa scelta di civiltà può avere un gran valore anche per l'economia locale, pienamente compreso dall'amministrazione che ha dimostrato impegno e lungimiranza". Pensiero condiviso dal sindaco del centro della Vallelonga, nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, che ha scelto l'alleanza con l'ente sia per un'esigenza di "conservazione e salvaguardia del gioiello naturalistico di famiglia che per un fattore squisitamente economico. I fondi che avremo dal PArco per il mancato uso dei 1.600 ettari della foresta di Val Tasseto e Valle Cervara" afferma Martorano Di Cesare "saranno destinati a riparare i debiti pregressi del bilancio e a sostenere piccoli investimenti per migliorare i servizi". Per il Comune, quindi, una salutare boccata d'ossigeno, mentre l'orso può tirare un sospiro di sollievo.

Mario Sbardella, fonte: Il Centro