"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

domenica 11 maggio 2008

Tassi: strage degli orsi, metafora della stupidità umana

L'ennesima notizia di un Orso marsicano rinvenuto morto nella zona del Parco d'Abruzzo non coglie di sorpresa il Gruppo Orso, ma lo raggiunge alla Festa della Primavera di Roma, dove sono in corso seminari e colloqui anche su questo tema, e suscita in tutti i partecipanti allarme e scalpore. Il copione è sempre lo stesso: prima la tegola della notizia drammatica, poi la convinzione (o speranza?) che si tratti di decesso per cause naturali, quindi ridda di ipotesi come veleni o bracconaggio, infine la sequela di proclami indignati e inorriditi.
È già molto che questa volta ci siano state risparmiate (almeno per ora) le taglie e le grandi misure di sicurezza, gli eserciti di guardie in arrivo, le dichiarazioni dei ministri di turno, gli attestati di innocenza e bontà. Lo sfondo resta comunque sempre lo stesso: il Parco lavora bene, tutto si sta risolvendo, state tranquilli, la gente ci vuole bene, ora provvederemo noi. Sarebbe quasi teatro comico, se non si trattasse di una vera tragedia ecologica. Stanchi e nauseati, abbiamo voluto interpellare il Responsabile del Gruppo Orso Franco Tassi, e cioè l'uomo che dal 1969 al 2002 aveva portato il Parco ai massimi livelli internazionali, salvando con il plantigrado anche lupi e foreste, camosci e linci, cervi e caprioli. E promuovendo anche l'ecosviluppo e l'ecoturismo di quella zona, oggi preda della desolazione e della libidine edificatoria. Per una volta, ha accettato di rompere il riserbo, con alcune brevi risposte e dichiarazioni.

Professor Tassi, nel 2001 la situazione dell'Orso marsicano sembrava andare a gonfie vele... Cosa è veramente cambiato?

Bisognerebbe domandarlo ai responsabili della cosiddetta «nuova gestione», che negli ultimi sei anni si sono avvicendati su poltrone e passerelle, con il pieno sostegno di politici e burocrati ministeriali. Il Comitato Parchi ha più volte indicato guasti e rimedi, ma crediamo ormai inutile ripetere le stesse cose a sordi che non vogliono ascoltare. Anche le Organizzazioni sopranazionali sembrano ancora avviluppate nella nebbia lagunare del «tutto va bene»...

Ma ci vuole indicare almeno alcuni punti essenziali da chiarire e risolvere?

Sarebbe necessario che le autorità competenti dicessero finalmente la verità, rispondendo a qualche elementare domanda. Quanti sono davvero gli orsi morti dal 2002 ad oggi? Perché vengono nascoste le vere cifre? Perché ogni volta si inscena la ridicola farsa della morte per cause naturali, di vecchiaia o di gioventù (per l'assalto di un maschio adulto)? Qualcuno crede davvero che una femmina di sei o sette anni, in piena età riproduttiva, muoia di vecchiaia? O pensa che uno di questi animali, ritiratosi nei luoghi più remoti perché moribondo, possa essere ritrovato facilmente?

Insomma, anche lei crede che gli orsi perduti negli anni della «notte del Parco», come dicevano tempo fa alcuni naturalisti stranieri, siano circa una trentina?

Io credo invece, e ho buoni elementi per pensarlo (anche se coloro che sanno tacciono per vergogna, obbligando anche gli altri al silenzio) che siano anche di più. E questo induce a un'altra riflessione tragicomica. Ma come, secondo i grandi esperti gli Orsi marsicani rimasti non erano appena venti o trenta? E per quale miracolo ora continuano a morirne, poco alla volta, molti di più? Un acuto esperto francese ha descritto questo fenomeno come un paradosso tipicamente italiano, definendolo «la moltiplicazione degli orsi»...

Può dirci allora due parole sia sulle vere cause, sia sui possibili rimedi?

Tutto è stato scritto più volte, c'era persino un mio libro abbastanza approfondito, ma oggi introvabile, dal titolo «Orso, vivrai!». Ora a quel punto esclamativo si dovrebbero sostituire non uno, ma parecchi interrogativi. Mi dicono che il Parco ne abbia nascoste decine di copie, probabilmente gettandole a marcire in qualche magazzino. La storia della strage degli orsi in Italia (non solo negli Appennini, ma anche nelle Alpi), se qualcuno la scriverà un giorno, sarà la metafora più illuminante della stupidità umana dei nostri tempi.

Insomma, concludendo, chi sono i veri colpevoli?

In molti musei stranieri dedicati al tema della distruzione dell'ambiente, alla fine del giro il visitatore viene invitato ad aprire un misterioso sportello, dietro al quale individuerà i responsabili. In realtà dietro allo sportello c'è semplicemente un grande specchio, su cui vede riflessa la propria immagine, colta tra lo stupefatto e l'ebete. Ecco, credo che molti di coloro che in questi ultimi anni hanno invaso i media di lezioni apodittiche, proclami autoreferenziali e diagnosi inoppugnabili dovrebbero andare a specchiarsi, aprendo finalmente gli occhi e le circonvoluzioni cerebrali.

(Fonte Comitato Parchi)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Per piacere... di tutto abbiamo bisogno meno che del parere di Tassi, che a prescindere di come si voglia giudicare il suo periodo alla guida del Parco ormai da anni alimenta una polemica tutta personalistica e non fa che vomitare veleno su tutto e su tutti.....in una sorta di cupio dissolvi "che vada tutto in malora cosi capirete quanto ero bravo io..." senza aver mai spiegato scientificamente i numeri dei suoi fantasiosi censimenti di orsi (100-120...)
Stefano

Anonimo ha detto...

aggiungerei che mi fa ridere leggere interviste a persone che "accettano di romepre il riserbo" parlando con il comitato parchi che non è altri che "Franco Tassi" e che quindi intervista se stesso e rompe il riserbo con se stesso...mah....