"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

mercoledì 4 luglio 2007

Gli amici dell'orso

Questo è un post speciale. Speciale perchè non è stato scritto dal sottoscritto (scusate il gioco di parole) ma da una lettrice che dimostra come questo blog vuole essere aperto anche al vostro contributo, alle vostre idee, a ciò che vi è più caro. Il post ha un nome che potrebbe sembrare fin troppo semplice, ma vi garantisco che una volta terminata la lettura assumerà tutto un altro significato.

Adesso però lascio la parola a Sefora....

E’ proprio vero “La giustizia è uguale per tutti”, e chi sbaglia paga, questo vale anche per la povera Jurka, la quale, colpevole di aver rubato qualche gallina, è ora rinchiusa all’interno di un recinto meta e attrazione di molti turisti. Questa è la pena che dovrà scontare.
Jurka è stata portata nel Parco naturale Adamello Brenta nel maggio 2001 grazie al progetto LIFE-Ursus, con il nobile intento di salvaguardare un patrimonio naturalistico in via di estinzione. E ora da “gemma preziosa” da tutelare è diventata “ingombro e fastidio” da evitare.
Le vicende di Bruno, Jurka e sicuramente tanti altri orsi, mi hanno portato ad un pensiero: l’uomo (io compresa) vuole la perfezione, e non vuole avere fastidi, i sacrifici per amore del prossimo sia esso uomo o animale sono un fardello troppo grande da portare. Ed ecco che il nonno in casa da fastidio, quindi portiamolo via; il malato in casa è un impegno economico e psico-fisico troppo grande da sopportare: stacchiamogli la spina, meglio per tutti; i cuccioli sono così carini, ma poi arriva l’estate e si deve andare in vacanza e allora meglio lasciarlo in quella strada lontano da casa; l’orso invadente, ma chi lo vuole? Rinchiudiamolo e non se ne parla più!
Questo è ciò che avviene tutti i giorni in Italia e nel mondo, tanti piccoli-grandi casi di intolleranza.
Ora pensando al solo caso di Jurka mi è venuta voglia di raccontarvi una storia: una storia che parla di amore e rispetto per i nostri Amici orsi. Ho scritto Amici con la A maiuscola perché è questo il più grande dei sentimenti e perché i protagonisti della mia storia sono gli Amici dell’orso Bernardo.
Bernardo è un orso bruno che vive nei pressi di San Sebastiano dei Marsi, un comune abruzzese situato nella valle del Giovenco, all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Non è pericoloso, si tratta di un simpatico e ciccione ladro di galline. Gli abitanti del paese, sanno che Bernardo è importante, sanno che la sua presenza è un vanto per i comuni del Parco, e sanno che in un certo senso questi animali rappresentano una grande ricchezza sia da un punto di vista naturalistico che economico (in fin dei conti alla fine di tutto questo è l’aspetto che più interessa all’animale uomo), perché un Parco che non ha nulla da offrire, non richiama turisti, e tutti sanno che molti dei visitatori del parco arrivano qui con il sogno di vivere un’avventura e di poter tornare in città dicendo di avere incontrato un orso, un lupo o comunque un animale meraviglioso, di cui si sente parlare nelle favole. Tuttavia Bernardo, come Jurka, ne ha fatti di furti e così anche la pazienza dei paesani è venuta meno. Però a difesa del gran golosone, sono intervenuti circa 50 giovani del paese. Hanno fondato il gruppo “Amici dell’orso”, questi ragazzi si sono autotassati e hanno creato un fondo comune che serve proprio a riparare ai danni fatti da Bernardo. Se l’orso mangia una gallina, i ragazzi intervengono ricomprando l’animale. Non solo, i ragazzi oltre ad indennizzare i danni dell’orso si sono adoperati anche in lavori come il recupero di alberi da frutto, proprio per poter fornire all’orso un’alternativa alle galline. Hanno eseguito dei veri e propri gruppi di monitoraggio per tenere sotto controllo l’animale e assicurasi che non facesse danni o lui stesso fosse danneggiato
Voglio citare le parole testuali di Rossella de Dominicis, una delle ragazze fondatrici del gruppo Amici dell’orso: “Auspichiamo che presto Bernardo possa tornare nel suo habitat naturale, ma intanto gli compriamo le spalle affinché tutti possano guardarlo con simpatia, nonostante i danni che fa”. Coprire le spalle…è un termine meraviglioso a mio parere, gli amici fanno proprio questo: coprono le spalle. Sicuramente l’orso Bernardo è stato un vero e proprio impegno per questi giovani, la sua tutela avrà richiesto loro sforzi e sacrifici molto grandi e per questo loro impegno nel 2004 hanno ricevuto un premio dal WWF e Buena Vista Home Entertainment, ma credo che il premio più grande sia la consapevolezza di aver fatto qualcosa di concreto per aiutare ed educare alla convivenza con i fratelli animali. In fin dei conti anche noi spesso invadiamo in modo devastante i loro habitat, eppure nessuno di loro viene a catturarci e a rinchiuderci, ma pazientemente sopportano i nostri capricci, le nostre ambizioni e purtroppo molte volte soccombono a queste.
Questo articolo non vuole essere una critica agli amici del Trentino Alto Adige, tutti possiamo capire i disagi che crea un orso in casa, ma ci saranno altre Jurka in futuro e non si potrà rinchiuderle tutte. L’invito che voglio fare alle istituzioni, agli abitanti e a tutti coloro che hanno il potere di fare qualcosa di concreto è di considerare questi animali come un vero e proprio dono della natura e cercare altre soluzioni, che non siano solo ed esclusivamente la cattura e la reclusione. Volere è potere, e se siamo riusciti ad andare sulla luna, allora possiamo riuscire a fare qualsiasi cosa. Non c’è vittoria senza sacrificio.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Lodevole iniziativa !!!

E pensare che qui in Trentino i soldi non mancano, ma ovviamente è più conveniente indirizzarli verso certi centri d'interesse ormai noti o per aumentarsi gli stipendi.

Misty

Piviere ha detto...

L'iniziativa di Bisegna è davvero lodevole. Un esempio per le Istituzioni che dovrebbero intervenire invece di lasciare tutto all'iniziative privata. Ma W Dio che ci sono di questi privati! in un altro paese limitrofo un orsa non ebbe la stessa fortuna di Bernardo e nemmeno lo stesso destino di Yurka. Pochi si ricordano di lei, si chiamava Serena, adesso non c'è più.
Piviere