"Non so bene perché, ma c'è qualcosa nell'orso che induce ad amarlo"
J. O. Curwood

martedì 2 ottobre 2007

Intervista all'orso Bernardo

Ecco un'intervista di Ekaterina Kniazeva fatta all'orso Bernardo e pubblicata sul sito "Il Portale dei bambini"
Si sentì un calpestio nel fogliame rinsecchito caduto al suolo. Un grosso orso uscì dal bosco procedendo lungo un passaggio disusato. Scorse la figura umana in lontananza e si elevò sulle zampe posteriori. Facendo un passo indietro mi preparai a fuggire nonostante l'incontro "prenotato".
"Stia calma. Si vede che Lei non è una grande studiosa di orsi. La mia non è una movenza aggressiva ma un'espressione d'incertezza. Non sapevo chi mi sarei trovato di fronte. Ad ogni modo si tenga ad un'adeguata distanza. Anche se ho accettato di rilasciare l'intervista, Lei non è un orso come me, perciò resterà sempre un animale non affidabile" - borbottò scorbutico Orso Bernardo dalla pelliccia scura, tinta quasi a strisce.
Si mise semisdraiato su un dosso in rilievo, così da poter tenere d'occhio me e la zona circostante. Aveva uno sguardo attento, sottolineato da una sfumatura ombrosa intorno agli occhi; in armonia con la stessa cornice un contorno, tipo stivaletti, agli arti inferiori. Il colosso plantigrado con la testa tozza proferì accortamente: "Il mio desiderio più forte è ripristinare l'originaria stima tra noi: orsi ed esseri umani. Tempo fa ritagliavamo ognuno un pezzo della stessa cerchia selvatica spontanea!"
"Che cosa Le mancherebbe ora?" - chiesi timidamente. Mi sembrava impossibile sentire qualsiasi lamentela. Tutto intorno era quasi magico. Il colloquio era inquadrato in un esteso manto turchese della volta celeste e la luce variopinta della vegetazione boscosa. L'aria mite era riempita con aromi di piante erbacee ed i fruscii dei minuscoli esserini viventi al florido suolo. Nel regnante equilibrio si incastonava bene l'odore forte della pelle untuosa dell'orso.
"Non mi faccia ridere. Usi il cervello. I nostri luoghi preferiti furono rovinati nel passato dai numerosi tagli del bosco. Le molteplici strade di accesso, le baite costruite precedentemente e le incursioni dei bracconieri ci portarono disagi immensi" - rispose infastidito Bernardo.
"Lei è alquanto perspicace, ha per caso una laurea?!"- provai ad essere spiritosa per smorzare un pò i toni. "Si" - replicò prontamente il mansueto gigante - "ho una laurea in Politica forestale e, se vuole proprio saperlo, la maggior parte degli orsi sono dotati di grande capacità di acquisizione, di un'eccellente memoria e di sagacia ".
"Quindi, che cosa fate per evitare gli insulti delle visite sgradite?"
"Ci spostiamo in altri posti?"
"E allora?" - chiesi stupita.
"E allora... lo devo dire io! E' chiaro che Lei non è dell'ambiente. Quelle fasce di protezione esterna al parco e le zone limitrofe non sono abbastanza sicure. Sa quanti orsi sono stati uccisi violentemente, anche con bocconi avvelenati!"
"Mi dispiace... Ascolti, vedo che Le hanno messo il radiocollare. Non Le da noia?"
"Beh, all'inizio forse. A pensarci è un bene per noi. Così almeno potrete capire che non siamo tutti uguali. Ogni orso ha una sua individualità e pure un nome. E poi, in questo modo, potete seguirci con discrezione e... nei casi gravi, aiutarci in caso di pericolo" - disse sbuffando Bernardo.
"Come mai, Gemma, Marina e Serena non sono venute? Anche loro, se non sbaglio, hanno un radiocollare?!"
"Serena l'hanno brutalmente ammazzata ed è stato ritrovato solo il radiocollare, ma non voglio parlare di questo, mi fa ancora male ricordarlo. Gemma sta nella tana con i cuccioli, ora sono coperti da compatti mantelli grigi e cominciano ad ispezionare il mondo con la mamma. Marina è in giro in cerca di fidanzati e sta preparando qualche irruzione notturna, è una famosa acchiappagalline. Le femmine!... Ehh!! Comunque dopo il tramonto noi tutti siamo sempre in movimento. Io, dopo quello che mi è successo l'anno scorso, ora sto più vigile".
"Me lo può raccontare Bernardo?"
"In due parole... mi ero avvicinato alla periferia del paese cercando qualche pannocchia di chicchi saporiti. Un allevatore mi vide dalla finestra da parecchio lontano e fece un urlo che mi spaccò gli orecchie. Ho ancora il batticuore dalla corsa che feci. Certo, che sono poco intelligenti alcuni umani, o meglio disumani!"
"Ma Bernardo, non si fa così!" - lo stuzzicai.
"Perché?! Voi non mangiate le pecore e le galline? Con la differenza che le allevate comodamente a casa, ma qualcuno le rubacchia pure! Io, invece, mangio di tutto: dall'erba fresca ai coleotteri, dalle faggiole alle succose bacche, ai frutti selvatici. Non sono un predatore professionista... Osservi pure i miei molari! Sono molto meno affilati di quelli dei felini".
"Chiuda pure la bocca. Le credo!" - esclamai precipitosamente.
"Senta, io me ne andrei, avverto un profumino di una femminuccia. Non è semplice trovare una sposa...he, he! Vuole un consiglio? Io sono un orso autoctono e i nostri parenti sono sempre vissuti quì, nel Parco d'Abruzzo, da secoli. E' arrivato il momento di restituirci il nostro territorio con tutte le sue leccornie. Abbiamo il diritto di continuare ad esistere anche noi! Difendeteci e ridateci le nostra tranquillità. A me a fuggire dagli uomini insegnò mia madre dopo alcuni scontri diretti. Ma...già i cuccioli di Gemma potranno adattarsi a una nuova situazione se la loro mamma sarà lasciata in pace."
L'Orso si allontanò, sfiorando con il muso il terreno alla ricerca del nutrimento. "Ci sono delle larve quì, sotto il sasso! Volete favorire?!" - mi invitò generosamente.
"Grazie, magari più tardi" e cercai di fare un sorriso per nascondere l'espressione involontaria del viso.
"Guardi, che ho capito... Sia più tollerante. Addio..."
Probabilmente qualcuno non è stato così tollerante...addio Bernardo.

1 commento:

S ha detto...

sarebbe interessante illustrare queste storie di orsi :)